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"Newsmadeinitaly' arrichisce il suo potenziale informativo a favore dei lettori con due nuove rubriche dedicate ad 'Economia e Mercat' ed 'Investimenti e Risparmio', con riferimento anche al Made in Italy, entrambe firmate da Enrico Cimino che ha una consolidata esperienza professionale nel campo della consulenza finanziaria.
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Sembra di essere tornati in era Covid tanto la scorsa settimana è stata turbolenta per i mercati finanziari. Ma il covid questa volta si chiama Donald Trump. I principali indici hanno subito un forte calo dopo che il "Presidente" ha annunciato dazi molto più elevati
di quello che ci si poteva attendere. Il minimo previsto è del 10%, ma alcuni paesi sono stati colpiti in una modalita' particolarmente dura con la Cina che affronta dazi del 54%, il Vietnam del 46%, mentre l'Unione Europea si "salva" con un 20%. Unico paese salvato dal Tycoon proprio la Russia , cosa che la dice lunga sulle sua visione del mondo.
Tutto questo si traduce in un aumento della volatilità sui mercati, accompagnata da un crescente timore di rischio. Ovviamente la Cina , in cima alla lista dei cattivi indicati da Donald ,ha annunciato venerdì contro dazi del 34% sui prodotti americani, aumentando ulteriormente l'incertezza. Insomma , sembra che la guerra commerciale sia ufficialmente iniziata. Donald , e la sua medioevale concezione dell'economia ,contro tutti.
Fa' strano pensare che gli USA ,il paese che ha dato inizio al "fenomeno" della globalizzazione , proprio loro oggi sembrano voler andare verso un concetto economico autarchico. E pur riconoscendo che la globalizzazione cosi' com'e' , ha prodotto delle "storture" , da qui ad una visione autarchica dell'economia ce ne corre. Per cui questa teoria economica dell' " America first" tanto cara a Trump , non credo abbia veramente la possibilita' di concretizzarsi.
È quindi ancora prematuro parlare di un crollo, ma la cautela spinge gli investitori verso settori considerati più sicuri, come quello dei beni di consumo essenziali. Per quanto riguarda l'energia, la situazione è complicata anche per il petrolio, nostra croce e delizia , che si trova a dover affrontare sia la guerra commerciale avviata dagli Stati Uniti con conseguente rallentamento dell'economia a livello mondiale ,sia la sorprendente decisione dell'OPEC di aumentare la produzione. Da qui il crollo della quotazione dell'oro nero.
Insomma, siamo di fronte ad un consolidamento temporaneo o c'è una vera e propria recessione in vista? Gli investitori si stanno facendo due conti e cercando di quantificare quella che potrebbe essere la reale portata dell'introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti sull'economia mondiale. L'equazione non è di facile soluzione poiche' le incognite sul tavolo sono tante, a cominciare dal fatto che i suddetti dazi sono suscettibili di evolvere in qualsiasi momento a seconda dell'umore trumpiano e dei negoziati tra le diverse parti interessate.
Ma nel frattempo l'Italia ,paese che come ben sappiamo vive di export , cosa puo' fare ? Considerato che il mercato USA rappresenta per l'Italia il secondo paese d'esportazione dopo la Germania , e' indubbio che questo scenario , almeno inizialmente bene non fara'. Un po' di scosse d'assestamento ci saranno. Ma questa puo' rappresentare l'occasione per diversificare e sviluppare maggiormente le relazioni con altri paesi ed aree geografiche. Ad esempio incrementando gli accordi commerciali previsti in ambito "Mercosur" tra la UE ed i paesi del Sud America ( Brasile , Argentina, Uruguai e Paraguai ) . Questo trattato prevede importanti risparmi proprio in tema dazi e questo portera' all'Italia un grande beneficio su tutto il suo export.
In questa situazione che e' indubbiamente nuova e complessa , lo spazio all'ottimismo non deve mancare. Nel frattempo, gli occhi sono puntati sul consumatore americano, il cui morale sta iniziando a vacillare.
Il presidente Donald Trump, alla fine, ha dovuto mostrare un atteggiamento piu' moderato e toni piu' concilianti e questo ha dato ai mercati azionari una certa tranquillità. Comunque qualche indicatore suggerisce un possibile rallentamento dell'economia globale e cio' potrebbe spingere la Federal Reserve ad intervenire nuovamente, magari riprendendo a tagliare i tassi di interesse. Sarebbe una notizia non gradita per l'economia reale, ma potrebbe essere un incentivo per i mercati finanziari, che sono sempre più dipendenti da politiche monetarie a basso costo.
Il meeting della Federal Reserve americana non non ha sortito effetti sui tassi, scelta che possiamo considerare un non evento poiche' largamente scontata. E i mercati come hanno reagito?. Wall Street ha ripreso il suo trend rialzista , senza lasciarsi influenzare dalla prudenza della banca centrale, mentre l'attenzione si è rivolta ai nuovi sviluppi in tema commercio e politica internazionale: si parla infatti di un allentamento delle restrizioni americane sull'esportazione di semiconduttori, di una iniziativa di Trump per ridurre i prezzi dei farmaci e di un accordo sui dazi con il Regno Unito.
Dopo un mese d'aprile assai movimentato per non dire turbolento, i mercati si sono ripresi con vigore: una forza sostenuta dai segnali di riduzione delle tensioni tra USA e Cina ( e' stata annunciata una nuova tariffa a sorpresa). La Casa Bianca sembra aperta a negoziati, che i mercati sperano si svolgano prima che si creino danni duraturi alla crescita globale. Si assiste ad un approccio strategico rivisto e corretto da parte di Trump ed anche se il Presidente non ha modificato il suo stile conflittuale ed imprevedibile, sembra ora piu' attento alle lamentele provenienti dai suoi principali sostenitori.
Nella settimana 21-27 aprile gli investitori hanno mostrato di essere più disposti a rischiare, con un sentiment che passa dalla prudenza ad un cauto ottimismo ; e questo grazie alle notizie positive provenienti da Mr.Donald Trump. Infatti il Tycoon sembra essere intenzionato a ridurre in modo sostanzioso i dazi commerciali con la Cina ed in piu' a non rimuovere il presidente della Fed Jerome Powell dalla sua posizione. Questo suo cambio di atteggiamento e' dovuto a due problemi incombenti. Da un lato una possibile e drammatica perdita di controllo sui mercati finanziari.
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