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La FED è ferma, accordo Usa-Gran Bretagna sui dazi

08 maggio 2025

Il meeting della Federal Reserve americana non non ha sortito effetti sui tassi, scelta che possiamo considerare un non evento poiche' largamente scontata. E i mercati come hanno reagito?. Wall Street ha ripreso il suo trend rialzista , senza lasciarsi influenzare dalla prudenza della banca centrale, mentre l'attenzione si è rivolta ai nuovi sviluppi in tema commercio e politica internazionale: si parla infatti di un allentamento delle restrizioni americane sull'esportazione di semiconduttori, di una iniziativa di Trump per ridurre i prezzi dei farmaci e di un accordo sui dazi con il Regno Unito.

Interpretare una decisione della Fed non e' comunque mai facile.  Gli operatori analizzano con attenzione ogni frase, virgole comprese, ma spesso sono i mercati stessi a fornire un riassunto più rapido. Se l'S&P 500, il Dow e il Nasdaq salgono, probabilmente la decisione ha rasserenato gli animi. L'S&P 500 ha chiuso con un aumento dello 0,4%. Durante la giornata ci sono state leggere oscillazioni: un calo iniziale subito dopo la pubblicazione della dichiarazione, una ripresa durante il discorso di Powell, poi un'altra variazione e infine un rialzo finale trainato da notizie non correlate. I rendimenti obbligazionari sono rimasti sostanzialmente stabili, così come il tasso euro-dollaro e il VIX ( l'indice della volatilita' detto anche l'indice della "paura" ).

Qual e' stato il messaggio? La Fed ha fatto quello che i mercati si aspettavano: ha lasciato invariato il tasso di interesse tra il 5,25% e il 5,5% ribadendo di non avere fretta di ridurlo ( con disappunto di Donald Trump ). Il tono di Powell, volutamente moderato, ha rafforzato questa posizione. Telegiornali e carta stampata hanno cercato di dare alla riunione un tono importante, mentre Powell ha voluto renderla il più noiosa possibile e durante la conferenza stampa, la parola "aspettare" è stata pronunciata decine di volte !

E tuttavia, qualche piccolo segnale e' emerso. Powell ha riconosciuto  crescenti rischi sia per l'inflazione che per la disoccupazione, forse come segnale di un disagio crescente riguardo a un intervento troppo forte o troppo debole. Un taglio del tasso in estate non è più l'opzione più probabile; si pensa infatti ad un intervento a settembre

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