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Nella settimana 21-27 aprile gli investitori hanno mostrato di essere più disposti a rischiare, con un sentiment che passa dalla prudenza ad un cauto ottimismo ; e questo grazie alle notizie positive provenienti da Mr.Donald Trump. Infatti il Tycoon sembra essere intenzionato a ridurre in modo sostanzioso i dazi commerciali con la Cina ed in piu' a non rimuovere il presidente della Fed Jerome Powell dalla sua posizione. Questo suo cambio di atteggiamento e' dovuto a due problemi incombenti. Da un lato una possibile e drammatica perdita di controllo sui mercati finanziari.
Dall'altro una negativa risposta politica interna al suo stesso partito ed ai suoi elettori. E' uno scenario che avevamo gia' peraltro anticipato in un precedente articolo quando si diceva che Trump non avrebbe potuto tirare la corda piu' di tanto
I mercati finanziari hanno apprezzato registrando una forte ripresa, trainata dai titoli tecnologici statunitensi ed anche dagli ottimi risultati di alcune aziende europee. La volatilità si è leggermente abbassata, e cio' anche per il calo dei rendimenti obbligazionari dovuto alle crescenti aspettative di un intervento della Federal Reserve con conseguente taglio dei tassi.
Sono buone notizie, e anche se il futuro resta incerto, la tendenza alla ripresa potrebbe essere stabile. Certo , gli scettici potrebbero dire nessun accordo commerciale e' stato ancora siglato , che la volatilita' permane , che i rendimenti dei titoli di Stato USA sono ancora relativamente alti e che la Fed formalmente non ha preso nessun impegno a tagliare i tassi . Pero', al momento , i mercati hanno posto l'attenzione sui suddetti aspetti positivi.
Il petrolio, invece, non ha mostrato segni di ripresa e questa settimana si muove in direzione opposta rispetto agli altri asset rischiosi. I prezzi sono sotto pressione per le preoccupazioni di una possibile sovrapproduzione da parte dell'OPEC e dei suoi alleati. Le tensioni interne, in particolare con il Kazakistan che sfora le quote di produzione stabilite, stanno alimentando discussioni su eventuali aumenti dell'offerta, cosa che potrebbe peggiorare una situazione già delicata , considerando le previsioni di domanda stagnante o addirittura in diminuizione.
L'OPEC ha anche rivisto al ribasso le stime di crescita della domanda mondiale di petrolio per il 2025. E anche se le discussioni su un possibile allentamento dei dazi tra Stati Uniti e Cina potrebbero stimolarne la domanda, dato che sono i due maggiori consumatori di petrolio al mondo, il calo attuale dei prezzi riflette la paura di un rallentamento dell'economia globale e di un eccesso di offerta. Insomma , prezzi alla pompa in ribasso e , almeno questo, fara' piacere a noi tartassati automobilisti.
Il presidente Donald Trump, alla fine, ha dovuto mostrare un atteggiamento piu' moderato e toni piu' concilianti e questo ha dato ai mercati azionari una certa tranquillità. Comunque qualche indicatore suggerisce un possibile rallentamento dell'economia globale e cio' potrebbe spingere la Federal Reserve ad intervenire nuovamente, magari riprendendo a tagliare i tassi di interesse. Sarebbe una notizia non gradita per l'economia reale, ma potrebbe essere un incentivo per i mercati finanziari, che sono sempre più dipendenti da politiche monetarie a basso costo.
Il meeting della Federal Reserve americana non non ha sortito effetti sui tassi, scelta che possiamo considerare un non evento poiche' largamente scontata. E i mercati come hanno reagito?. Wall Street ha ripreso il suo trend rialzista , senza lasciarsi influenzare dalla prudenza della banca centrale, mentre l'attenzione si è rivolta ai nuovi sviluppi in tema commercio e politica internazionale: si parla infatti di un allentamento delle restrizioni americane sull'esportazione di semiconduttori, di una iniziativa di Trump per ridurre i prezzi dei farmaci e di un accordo sui dazi con il Regno Unito.
Dopo un mese d'aprile assai movimentato per non dire turbolento, i mercati si sono ripresi con vigore: una forza sostenuta dai segnali di riduzione delle tensioni tra USA e Cina ( e' stata annunciata una nuova tariffa a sorpresa). La Casa Bianca sembra aperta a negoziati, che i mercati sperano si svolgano prima che si creino danni duraturi alla crescita globale. Si assiste ad un approccio strategico rivisto e corretto da parte di Trump ed anche se il Presidente non ha modificato il suo stile conflittuale ed imprevedibile, sembra ora piu' attento alle lamentele provenienti dai suoi principali sostenitori.
I mercati finanziari hanno vissuto una settimana di variazioni "storiche" a seguito delle imprevedibili esternazioni di Donald Trump. Martedì sera sono entrati in vigore massicci dazi doganali, poi affrettatamente sospesi per 90 giorni con un semplice "tweet"... tranne che per la Cina, che aveva già risposto ai precedenti. La tensione e' salita , con dazi doganali del 145% sui prodotti cinesi e del 125% su quelli americani. Pechino ha quindi deciso , almeno per il momento , di tenere testa , mettendo un freno perfino alle importazioni di film da Hollywood.
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