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Il presidente Donald Trump, alla fine, ha dovuto mostrare un atteggiamento piu' moderato e toni piu' concilianti e questo ha dato ai mercati azionari una certa tranquillità. Comunque qualche indicatore suggerisce un possibile rallentamento dell'economia globale e cio' potrebbe spingere la Federal Reserve ad intervenire nuovamente, magari riprendendo a tagliare i tassi di interesse. Sarebbe una notizia non gradita per l'economia reale, ma potrebbe essere un incentivo per i mercati finanziari, che sono sempre più dipendenti da politiche monetarie a basso costo.
Dopo un periodo di stabilità, i mercati azionari europei hanno registrato un rimbalzo, caratterizzato da un curioso mix di guadagni principalmente nei settori della difesa, dei servizi pubblici e nell'immobiliare. Evidentemente si tratta di una strategia difensiva, del tutto comprensibile. Gli investitori stanno di nuovo evitando i settori più ciclici, beni di lusso e automobili in primis , che sono stati destabilizzati da segnali preoccupanti sulla crescita globale .
Negli Stati Uniti, gli indici principali hanno incamerato piccoli aumenti, proseguendo una crescita moderata. I titoli piu'difensivi hanno aiutato a bilanciare la debolezza delle grandi aziende della tecnologia come Amazon e Meta, che hanno temporaneamente pesato sul Nasdaq 100. La volatilità si è comunque ridotta, e ha portato un po' di stabilità alle contrattazioni . L'indice della " paura" di Wall Street , il VIX , continua a scendere lentamente, ad indicare che l'ansia tra gli investitori si sta attenuando. I dati economici pubblicati mercoledì negli USA indicano un quadro di cautela: i consumi e la produzione sembrano essersi stabilizzati e le minacce di inflazione e di aumenti dei prezzi alla produzione sono meno preoccupanti di quanto si temesse.
Verso "taglio" tassi
Questo ha riacceso le speranze che la FED pratichi due tagli dei tassi entro la fine dell'anno, portando i rendimenti obbligazionari a scendere dai livelli più alti recenti. Il settore immobiliare ha gradito e reagito positivamente a questa notizia perche' tassi più bassi significano mutui più accessibili.
In questo contesto, i dati economici deboli sono, paradossalmente, ben visti, perché rafforzano le motivazioni per adottare una politica monetaria più flessibile, che sappiamo essere il vero toccasana per i mercati. Ieri, Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, ha evitato di affrontare questioni politiche immediate ( evitando cosi' di alimentare lo scontro con Trump .. ) ma ha lasciato intendere che potrebbe riconsiderare l'approccio decisionale della banca centrale, in particolare per quanto riguarda il bilanciamento tra il massimo impiego e la stabilità dei prezzi. Le sue parole sono state interpretate dai mercati come un possibile approccio meno ortodosso alla questione e questa e' considerata una buona notizia. Le notizie economiche continuano ad essere molte. In Giappone, il PIL del primo trimestre ha subito una leggera contrazione, deludendo le aspettative, e questo prima dell'effetto dei dazi statunitensi.
Nel frattempo, Trump si è concentrato a promuovere affari nel Golfo, firmando importanti accordi di investimento e contratti. Tuttavia, gli sforzi per rafforzare la leadership regionale nell'intelligenza artificiale stanno creando qualche preoccupazione proprio tra i falchi del suo partito , che vedono segnali di passi falsi come quelli fatti in passato con la Cina.
Per finire , sul fronte geopolitico, si sono allontanate le "grandi" speranze per i colloqui di pace tra Russia e Ucraina in Turchia. Dopo aver inizialmente incoraggiato il dialogo diretto, Trump è tornato alla sua strategia di rischio calcolato, affermando che nessuna soluzione può essere raggiunta senza il suo coinvolgimento diretto e un incontro faccia a faccia con Putin . ( Putin che dal canto suo ha fatto ben capire , non che ce ne fosse bisogno , che nelle sue mire la pace c'e' ma solo alle sue condizioni... ) Di fatto questo e' un ulteriore segnale di sfiducia nei confronti del presidente ucraino Zelensky, che Trump sembra essere riluttante a trattare come pari.
Il meeting della Federal Reserve americana non non ha sortito effetti sui tassi, scelta che possiamo considerare un non evento poiche' largamente scontata. E i mercati come hanno reagito?. Wall Street ha ripreso il suo trend rialzista , senza lasciarsi influenzare dalla prudenza della banca centrale, mentre l'attenzione si è rivolta ai nuovi sviluppi in tema commercio e politica internazionale: si parla infatti di un allentamento delle restrizioni americane sull'esportazione di semiconduttori, di una iniziativa di Trump per ridurre i prezzi dei farmaci e di un accordo sui dazi con il Regno Unito.
Dopo un mese d'aprile assai movimentato per non dire turbolento, i mercati si sono ripresi con vigore: una forza sostenuta dai segnali di riduzione delle tensioni tra USA e Cina ( e' stata annunciata una nuova tariffa a sorpresa). La Casa Bianca sembra aperta a negoziati, che i mercati sperano si svolgano prima che si creino danni duraturi alla crescita globale. Si assiste ad un approccio strategico rivisto e corretto da parte di Trump ed anche se il Presidente non ha modificato il suo stile conflittuale ed imprevedibile, sembra ora piu' attento alle lamentele provenienti dai suoi principali sostenitori.
Nella settimana 21-27 aprile gli investitori hanno mostrato di essere più disposti a rischiare, con un sentiment che passa dalla prudenza ad un cauto ottimismo ; e questo grazie alle notizie positive provenienti da Mr.Donald Trump. Infatti il Tycoon sembra essere intenzionato a ridurre in modo sostanzioso i dazi commerciali con la Cina ed in piu' a non rimuovere il presidente della Fed Jerome Powell dalla sua posizione. Questo suo cambio di atteggiamento e' dovuto a due problemi incombenti. Da un lato una possibile e drammatica perdita di controllo sui mercati finanziari.
I mercati finanziari hanno vissuto una settimana di variazioni "storiche" a seguito delle imprevedibili esternazioni di Donald Trump. Martedì sera sono entrati in vigore massicci dazi doganali, poi affrettatamente sospesi per 90 giorni con un semplice "tweet"... tranne che per la Cina, che aveva già risposto ai precedenti. La tensione e' salita , con dazi doganali del 145% sui prodotti cinesi e del 125% su quelli americani. Pechino ha quindi deciso , almeno per il momento , di tenere testa , mettendo un freno perfino alle importazioni di film da Hollywood.
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