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Qual e' lo "stato" del Welfare made in italy? Quali sono i principali problemi da risolvere? Come generare maggiori finanziamenti per sostenere una riforma di "importanza cruciale"?. Sono gli interrogativi di fondo al centro del "rapporto sulla sussidiarieta' 2023-2024" presentato dal Governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, secondo il quale «rilanciare la crescita e generare maggiori redditi attraverso un uso più produttivo del lavoro e del capitale è la condizione imprescindibile per preservare il nostro modello di welfare e promuovere il progresso civile".
Per Panetta, il sistema di welfare «non è solo uno strumento di equità sociale, ma anche un motore essenziale per lo sviluppo economico di un Paese». In un «contesto caratterizzato da informazione imperfetta e mercati finanziari incompleti, il welfare riduce l'incertezza, mettendo le persone nella condizione di poter assumere rischi, ad esempio avviando un'attività imprenditoriale innovativa». Allo stesso modo, «un sistema di istruzione pubblica permette a tutti, indipendentemente dalle disponibilità economiche, valorizza il capitale umano della società, contribuendo così ad aumentare il potenziale di crescita dell'economia».
L'equilibrio tra welfare e conti pubblici
Il welfare state però ha ovviamente dei costi, sottolinea Panetta, e in particolare «la generosità del welfare deve necessariamente essere bilanciata con la sostenibilità dei conti pubblici». Questi due aspetti sono strettamente collegati: «regole mal concepite possono disincentivare il lavoro e il risparmio, con effetti negativi sulla crescita economica - a sua volta fondamentale per garantire la sostenibilità del debito pubblico», avverte il governatore. Nei prossimi anni il debito pubblico già elevatissimo italiano sarà messo ulteriormente sotto pressione: la spesa pensionistica (che ammonta al 16% del pil) è destinata ad aumentare a causa delle sfavorevoli dinamiche demografiche e a ciò «si aggiunge la necessità di destinare più risorse rispetto al passato a difesa, transizione verde e digitale».
Così si eroderà ancora il margine di spesa pubblica per il welfare, laddove già oggi le risorse che lo Stato italiano destina a sanità e istruzione, «pari rispettivamente al 7 e al 4% del prodotto, sono inferiori alla media europea». Difatti, emerge dal Rapporto della Fondazione per la Sussidiarietà, «Sussidiarietà e… welfare territoriale» che la spesa per le prestazioni pensionistiche (vecchiaia, invalidità e reversibilità) assorbono quasi la metà delle risorse del welfare mentre alle politiche sociali (famiglie e minori, disabilità e disoccupazione) è destinato meno del 20%.Un altro equilibrio difficile da garantire ma fondamentale per il sistema Paese è quello tra due esigenze: «Da un lato il decentramento, che consente di rispondere in modo più preciso ai bisogni specifici dei territori e di adottare misure mirate; dall'altro lato, un solido coordinamento centrale, necessario per garantire un uso appropriato delle risorse e un livello uniforme dei servizi essenziali su tutto il territorio nazionale». Ad oggi i servizi territoriali sono sostenuti principalmente dai bilanci comunali. Difatti, sottolinea Panetta, «i fondi statali, regionali e di altri enti pubblici coprono solo il 40% della spesa complessiva, e sono sostanzialmente uniformi sul territorio in termini pro capite». In media, «la spesa socio-assistenziale pro capite nelle regioni del Centro-Nord è quasi il doppio rispetto a quella del Sud (170 contro 90 euro, rispettivamente)».
Diseguaglianze nell'accesso ai servizi
La disparita' di spesa a livello locale si traduce in non poche diseguaglianze nell'accesso ai servizi territoriali: «nelle regioni meridionali i posti negli asili nido coprono appena il 7% dei bambini sotto i tre anni, contro il 19 nelle altre regioni; l'assistenza domiciliare agli anziani raggiunge solo 8 ultrasessantacinquenni su 1.000, rispetto a 19 nelle altre regioni». A causa delle differenze nella capacità fiscale e amministrativa, l'intervento dei comuni risulta minore proprio nelle aree che ne avrebbero maggiormente bisogno. In media, la spesa socio-assistenziale pro capite nelle regioni del Centro-Nord è quasi il doppio rispetto a quella del Sud (170 contro 90 euro, rispettivamente).
Nei prossimi anni, secondo il Governatore di Bankitalia- non sarà facile bilanciare una crescente domanda di protezione sociale, soggetta a rapide e imprevedibili evoluzioni, con un'offerta inevitabilmente limitata dai vincoli di finanza pubblica. Tuttavia, questo trade-off può essere reso meno stringente agendo su due fronti.
Il primo riguarda la razionalizzazione della struttura dell'offerta, come messo in luce dal Rapporto, valorizzando la sussidiarietà sia verticale – tra i diversi livelli dello Stato – sia orizzontale, coinvolgendo accanto allo Stato anche il mercato e il terzo settore. Il secondo passa attraverso riforme e investimenti pubblici volti ad aumentare la crescita potenziale e la produttività dell'economia. Panetta ribadisce un principio essenziale: rilanciare la crescita e generare maggiori redditi attraverso un uso più produttivo del lavoro e del capitale è la condizione imprescindibile per preservare il nostro modello di welfare e promuovere il progresso civile.
Solo crescendo "potremo garantire risorse adeguate a pensioni, sanità, istruzione e assistenza sociale". Nel settore sanitario, ad esempio, questo significa sostenere l'innovazione tecnologica, migliorare l'accesso alle cure, ridurre le liste d'attesa e potenziare i servizi essenziali. Secondo il Governatore: "Un'economia forte e produttiva è il fondamento di un welfare equo ed efficace, capace di rispondere alle esigenze delle generazioni di oggi e di creare opportunità per quelle di domani".
'Newsmadeintaly', a partire da questo servizio, darà il suo contributo attraverso notizie ed approfondimenti necessari alla divulgazione della "cultura della prevenzione" per la salute femminile.
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