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Spreco alimentare: un’altra giornata all’insegna della prevenzione ma il consumo aumenta-La sfida è dimezzarlo entro il 2030- Iniziative Cia

06 febbraio 2025

E' appena trascorsa la "Giornata" dedicata  alla prevenzione dello spreco alimentare e si è assistito all'ormai consumato " gioco dei numeri" mentre la realta' è che da quando un docente, Andrea Segrè  dell'Universita' di Bologna ha costituito, nel 2013, "Waste Watcher", ed ideato la "Giornata nazionale di prevenzione",  la quantità di alimenti gettati in pattumiera continua ad aumentare.

Le ultime rivelazioni dicono che gettiamo 617,9 grammi di cibo a settimana. Che fare?.  Secondo Segre bisogna «tagliare 50 grammi di cibo sprecato alla settimana, da qui al 2029, permetterà di arrivare nel 2030 (il traguardo dell'agenda dell'Onu, ndr) a uno spreco alimentare pro-capite che non superi i 369,7 grammi settimanali». Quasi la metà di oggi.

Noi italiani (anche gli altri popoli) siamo spreconi. E la conseguenza dello spreco si ripercuote sia sull'economia sia sull'ambiente. Lo spreco di filiera in Italia costa 14,1 miliardi all'anno  quello alimentare nelle case 8,2. Un'enormità, che si traduce in un allontanamento dell'accesso al cibo sano e sostenibile, espresso nell'indice di insicurezza alimentare che nel 2025 è salito del 13,95 per cento (2024: +10,27). Lo studio "Il caso Italia", su fonte Waste Watcher International con Università di Bologna/Distal con elaborazione Ipsos,  sottolinea anche che l'impoverimento alimentare delle famiglie italiane colpisce soprattutto al Sud (+17 per cento) e al Centro (+15), le stesse aree dove si spreca più cibo nelle case (rispettivamente +16 e +4). E, assai a sorpresa, secondo la ricerca sprecano soprattutto le fasce sociali più deboli (+26 per cento rispetto alla media).

La mappa italiana dello spreco non è tutta uguale: la soglia media di 617,9 grammi settimanali viene superata di molto al sud (713,8 grammi pro capite) e leggermente al centro Italia (640,1 grammi). Più virtuoso il nord, con uno spreco medio di 526,4 grammi per cittadino. Ci sono poi alcune categorie nelle quali lo spreco di cibo è più marcato: i piccoli centri fino a 30mila abitanti (+12 per cento), le famiglie senza figli (+16 per cento) e le fasce socialmente svantaggiate (+26 per cento).

Gettare cibo nella pattumiera significa anche perdere soldi: lo spreco di filiera del cibo in Italia costa complessivamente 14,101 miliardi di euro, pari a un peso di 4,513 milioni di tonnellate di cibo. Il 58,55 per cento del costo dello spreco di filiera arriva dalle nostre case (mandiamo in fumo 130,71 euro a testa ogni anno), mentre il 28,5 per cento nelle fasi di commercializzazione del cibo.

La Confederazione italiana agricoltori rilancia il ruolo degli agriturismi e la vendita diretta, contro lo spreco. Due iniziative in campo: una " bag" e contenitori "brandizzati" a disposizione degli agriturismi per promuovere tra gli ospiti l'opportunità di portare a casa cibo e vino rimasto in tavola; una campagna di sensibilizzazione sulla "cittadinanza alimentare".

 "A noi spetta la vera rivoluzione alimentare - ha detto  Beatrice Tortora, presidente della Spesa in Campagna. Affrontiamo gli effetti dei cambiamenti climatici nei campi, la carenza di infrastrutture adeguate a gestire la crisi idrica come di strutture idonee allo stoccaggio dei prodotti, ma anche la sfida, collegata e importante, nel riabilitare i frutti non conformi, sbilenchi e meno appariscenti, ma semplicemente buoni e sani, belli per questo. I nostri mercati contadini, le botteghe, i punti vendita in azienda sono luoghi dove l'agricoltore ha l'opportunità di raccontare ai cittadini i valori del comparto e di condividere con loro una nuova narrazione legata al cibo; viene da pratiche sostenibili, cura della biodiversità, tutela del territorio e delle tradizioni contadine in cucina, vera anima del Made in Italy".

In ogni caso la premessa necessaria da creare , una delle priorità che concorrerebbe alla piena realizzazione dell'obiettivo del 2030, è diventare consumatori consapevoli, ovvero individuare un giusto equilibrio fra la salute propria e della propria  famiglia e la gestione del portafoglio. In questo modo si fara' il "proprio bene" ed insieme il bene comune.

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