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La crisi della filiera moda Made in Italy è una realtà preoccupante, con dati che evidenziano una forte contrazione della produzione e delle esportazioni.
Ecco alcuni dati chiave: calo della produzione del 10,5% nel 2024 rispetto all'anno precedente. Il settore della pelle e delle calzature in difficoltà, con un calo della produzione del 17% e del 18,5% rispettivamente. Calo delle esportazioni del 6,5% nel primo bimestre del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Calo del fatturato del 6,4% nel settore degli accessori e delle calzature. Il fatturato del settore stimato a 96 miliardi di euro nel 2024, in calo del 5,3% rispetto al 2023. Aumento delle richieste di cassa integrazione del 66% nei primi tre mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2024. Licenziamenti per motivi economici aumentati del 46% nel 2024, con quasi 4mila lavoratori interessati. Calo dello stock di imprese dell'8,8% tra il 2021 e il 2024, con una perdita di 19 imprese al giorno. Questi dati evidenziano la gravità della crisi che sta attraversando la filiera moda Made in Italy e la necessità di interventi strutturali per sostenere il settore.
Incontro al ministero delle Imprese
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha annunciato un tavolo urgente il 15 ottobre con i rappresentanti delle principali associazioni del comparto per definire interventi su legalità, contrasto al caporalato e tutela del Made in Italy, in vista del tavolo della Moda del 17 novembre. «La reputazione dei nostri brand — ha affermato —, è oggi sotto attacco, sia sul fronte interno che internazionale. Dobbiamo contrastare subito questa duplice grave minaccia, - ha sottolineato - garantendo la piena legalità della nostra filiera produttiva e, nel contempo, fermando l'ondata dell'ultra fast fashion che monta anche quale effetto indiretto dei dazi americani sui prodotti cinesi".
In un colloquio con Della Valle Urso ha inoltre sottolineato il bisogno di dare una risposta al settore e gli ha illustrato il «provvedimento legislativo che, d'intesa con le associazioni del settore, si ripromette di garantire la piena legalità della filiera produttiva, prevedendo che i brand della moda che producono nel nostro Paese possano certificare in via preventiva, con un ente terzo, le aziende della loro filiera sul piano della piena legalità, sociale e ambientale".
Questo consentirebbe- ha aggiunto Urso - anche di contrastare in modo più efficace il fenomeno criminale del caporalato e di valorizzare coloro che producono nel pieno rispetto delle norme sul lavoro e sull'ambiente, rafforzando così le PMI e gli artigiani, maestri del saper fare.
Le iniziative a tutela della moda italiana, sono state, inoltre, al centro di tre distinti confronti telefonici che Urso, ha avuto con il presidente di Confindustria Moda, Luca Sburlati, con il presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, Carlo Capasa, e con il presidente di Fondazione Altagamma, Matteo Lunelli.
Confindustria Moda: piano strategico nazionale
Il presidente di Confindustria moda, Luca Sburlati propone, in un0intervista al "Correre della Sera" un grande piano strategico nazionale per la moda, che vada oltre le misure reattive e guardi alla filiera come a un settore su cui investire. «Ci lavorano centinaia di migliaia di persone: 500 mila nell'industria e altrettante nella parte commerciale. L'Italia deve considerarlo un asset strategico, anche per contrastare fenomeni come l'ultra fast fashion, che oltre a danneggiare il Made in Italy altera la concorrenza e mette in difficoltà le imprese che rispettano le regole».
Sburlati propone inoltre un sistema di auditing nazionale condiviso dove far confluire tutti i documenti, alleggerendo la burocrazia. «Credo che in questo modo si eliminerebbe il 99% dell'illegalità».
Un momento centrale di confronto e proposta sulle politiche pubbliche per Turismo , con l'obiettivo di rafforzare il ruolo dell'Italia come destinazione capace di coniugare crescita economica, sostenibilità, qualità dell'offerta e valorizzazione dei territori.
Il 2026 inizia nel migliore dei modi per il Made in Italy: gli Usa hanno rivisto nettamente al ribasso i dazi antidumping sulla pasta italiana, in anticipo rispetto alle conclusioni dell'indagine attese formalmente per l'11 marzo. L'annuncio della Farnesina arriva mentre Washington ha anche reso noto il rinvio di nuovi aumenti sui mobili.
Mancano soltanto 22 giorni all'imposizione. annunciata in ottobre dal Dipartimento del Commercio americano, dei nuovi dazi sulla pasta made in Italy: 107%(91,74% + 15% gia' esistente). La commissione europea ed il governo italiano hanno aperto trattative che sinora non hanno sortito risultati positivi a favore delle imprese italiane.
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