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Tra le "novità" che vengono attribuite alla nuova presidenza Trump appena insediata alla Casa Bianca, potrebbe esserci un inasprimento della guerra commerciale con la Cina, che potrebbe estendersi anche alle esportazioni dell'Unione europea. Un inasprimento dei dazi USA sui prodotti esportati dall'UE rallenterebbe la ripresa del commercio internazionale, penalizzando le esportazioni negli Stati Uniti, il secondo mercato delle made in Italy dietro alla Germania, con esportazioni che nel 2024 (ultimi dodici mesi a settembre) ammontano a 66,4 miliardi di euro.
Secondo le stime del National Board of Trade Sweden – agenzia governativa svedese per il commercio internazionale – una applicazione di dazi addizionali tra il 10% e il 20% sulle importazioni degli USA causerebbe un calo dell'export totale dell'Italia verso gli Stati Uniti, rispettivamente, del -4,3% e del -16,8%. Una politica commerciale aggressiva da parte degli Stati Uniti peggiorerebbe ulteriormente il trend negativo del made in Italy negli USA.
La debolezza del commercio internazionale sta pesando sulla dinamica dell'export manifatturiero negli USA che nei primi dieci mesi del 2024 diminuisce del 2,7% facendo peggio rispetto alla tenuta (-0,6%) del totale del made in Italy.
In controtendenza, crescono (+3,9% nei primi nove mesi del 2024) le esportazioni negli USA nei settori a maggior presenza di micro e piccole imprese (MPI). Si tratta di prodotti alimentari, moda, mobili, legno, metalli e altre manifatture, soprattutto gioielleria ed occhialeria, settori in cui l'occupazione nelle imprese con meno di 50 addetti supera il 60%, che nel 2024 (ultimi dodici mesi a settembre) ammonta a 17,9 miliardi di euro, rappresenta oltre un quarto (27,1%) delle esportazioni manifatturiere nel paese in esame.
L'analisi territoriale evidenzia che le maggiori regioni esportatrici negli USA sono Lombardia con 13.510 milioni di euro (20,5% del totale) nel 2024 (ultimi dodici mesi a settembre), Emilia-Romagna con 10.754 milioni (16,3%), Toscana con 10.251 milioni (15,6%), Veneto con 7.174 milioni (10,9%), Piemonte con 5.189 milioni (7,9%) e Lazio con 3.344 milioni (5,1%).
"La politica dei dazi – sottolinea il Presidente di Confartigianato Marco Granelli – può forse pagare nel breve periodo, ma l'esperienza insegna che le sfide commerciali si vincono garantendo la libera circolazione delle merci. Per le nostre imprese si apre una sfida da affrontare intensificando gli sforzi per assicurare l'alta qualità della manifattura made in Italy, arma vincente e distintiva che i mercati sanno riconoscere ed apprezzare. Ma è anche fondamentale muoversi come Sistema Paese, con un impegno deciso da parte del Governo e delle istituzioni a sostegno delle aziende e della competitività dei nostri prodotti".
Secondo il "Dataroom" di Milena Gabanelli, pubblicato dal "Corriere della Sera, il neopresidente potrebbe applicare dazi su tutta l'Ue e su tutti i settori che esportano, oppure potrebbero essere selettivi: vuol dire che Trump tratterebbe un Paese con un governo che non gli piace peggio di uno con un governo che gli sta simpatico, per dire, creando divisioni nella Ue. In questa cornice metterebbe dazi su certi prodotti e non su altri: sul vino, per esempio, se intende colpire la Francia, oppure sulle auto tedesche. E così via.
Il ruolo della premier italiana
Sulla questione dei Dazi Usa, in particolare nei confronti delle esportazioni europee, la premier italiana Giorgia Meloni, l'unica leader europea presente all'inauguration day, ha detto che "non sono una soluzione giusta" e l'Italia farà quello che dovrà fare per difendere il proprio sistema ma "credo che le soluzioni si possano alla fine trovare". La premier ha sottolineato come non sia una novità per le amministrazioni Usa porre la questione dell'avanzo commerciale con i paesi partner. I media hanno parlato piu' volte di un possibile ruolo della premier come ponte nelle relazioni, anche commerciali, tra gli Usa e gli altri paesi europei. Non c'e' dubbio che Giorgia Meloni , grazie al rapporto politico preferenziale con il neopresidente Trump ( "e' una leader fantastica", da detto lui di lei) , ha una grande opportunità, ovvero quella di contribuire a far ripartire, magari rafforzandolo, il dialogo euroatlantico, anche sul piano commerciale.
Puo' cercare di esercitare il ruolo-ponte per contribuire a superare la crisi politico-economica, in particolare di Germania e Francia in Europa e Gran Bretagna fuori dall'Europa, paesi con i quali l'Italia si confronta. E nell'ambito di questo ruolo portare l'Europa a concordare con gli Stati Uniti una politica di difesa in un rafforzato ambito euroatlantico, politiche commerciali che non penalizzino l'intraprendenza europea che per noi significa Made in Italy, una pace giusta che non abbondoni l'Ucraina.
Un momento centrale di confronto e proposta sulle politiche pubbliche per Turismo , con l'obiettivo di rafforzare il ruolo dell'Italia come destinazione capace di coniugare crescita economica, sostenibilità, qualità dell'offerta e valorizzazione dei territori.
Il 2026 inizia nel migliore dei modi per il Made in Italy: gli Usa hanno rivisto nettamente al ribasso i dazi antidumping sulla pasta italiana, in anticipo rispetto alle conclusioni dell'indagine attese formalmente per l'11 marzo. L'annuncio della Farnesina arriva mentre Washington ha anche reso noto il rinvio di nuovi aumenti sui mobili.
Mancano soltanto 22 giorni all'imposizione. annunciata in ottobre dal Dipartimento del Commercio americano, dei nuovi dazi sulla pasta made in Italy: 107%(91,74% + 15% gia' esistente). La commissione europea ed il governo italiano hanno aperto trattative che sinora non hanno sortito risultati positivi a favore delle imprese italiane.
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