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"Io credo che potremmo raggiungere un accordo, sono qui proprio per questo. Non posso fare un accordo nel nome dell'Unione europea, il mio scopo e' invitare il presidente ad un dialogo ufficiale con l'Italia e capire se, quando verra', ci potra' essere anche un incontro con l'Ue": e' il passaggio centrale dell'intervento della premier Giorgia Meloni
nel faccia a faccia con il presidente degli Stati Uniti alla Casa Bianca, sulla questione dei dazi nelle relazioni con l'Unione europea.
Il risultato e' stato che Donald Trump ha accettato l'invito - nonostante non abbia rinnegato la sua strategia anche se ha concesso che "ci sara' al 100% un accordo sui dazi con l'Ue"- a fare una visita in Italia ed in quella occasione potrebbe "considerare" di partecipare ad un incontro con l'Unione europea. La premier italiana che vedra' a Roma il vicepresidente Usa J.D. Vance per parlare anche di dazi, non ha rotto il "fronte europeo" e si e' accreditata come "ponte" tra Usa ed Ue.
La questione dazi continua a monopolizzare, comunque, il confronto con gli Usa per le conseguenze sull'export Made in Italy un "pilastro dell'economia nazionale", come afferma Luciano Mocci, direttore generale di Federlazio, in un'intervista a Newsmadeinitaly". Mocci analizza, in particolare, il ruolo delle PMI nei settori di punta della manifattura Made in Italy.
"Nonostante le turbolenze dei mercati internazionali e le molte misure protezionistiche che si stanno prospettando – afferma Mocci - il Made in Italy continua a essere un pilastro dell'economia nazionale, con notevoli punti di forza che ne fanno un leader non solo nel mondo del lusso e della qualità, ma anche in alcuni settori di punta della manifattura: dalle macchine utensili, alla farmaceutica, dal mobile e arredamento all'intera e vasta gamma di prodotti agroalimentari. Va qui sottolineato- aggiunge Mocci - il ruolo fondamentale che in molti di questi comparti giocano le PMI che riescono a coniugare efficacemente competenze, tecnologie e una flessibilità che consente loro di rispondere in maniera pressoché personalizzata alle richieste dei diversi segmenti di mercato. Tuttavia, per affrontare le sfide future, è fondamentale che le Piccole e Medie Imprese investano in innovazione, digitalizzazione e sostenibilità"
Quali sono i "punti" di forza e di debolezza?
"I punti di forza possono essere indicati in: Qualità e Artigianalità; Design e Innovazione; Appeal del marchio; Sostenibilità. Quanto ai punti di debolezza: Concorrenza su mercati sempre più aggressivi e competitivi; Burocrazia complessa e onerosa che impatta significativamente sulle risorse da dedicare all'internazionalizzazione; Deficit nell'Innovazione Digitale, soprattutto nei cicli produttivi e nelle piattaforme di e-commerce. Non tutte le aziende riescono a sfruttare appieno le opportunità sui mercati esteri. È necessario un maggiore supporto nell'internazionalizzazione, per navigare le complessità dei mercati globali, oggi più che mai con le misure protezionistiche in atto".
Con particolare riferimento alla sua attività/punto di osservazione specifico quali sono i principali impatti che a suo giudizio avrà nel futuro (breve e lungo periodo) la contingenza che stiamo attraversando (dazi, guerre commerciali e guerre reali) sul made in Italy e sugli scambi dell'UE in genere?
"Nel breve periodo le aziende italiane sono già alle prese con un aumento dei costi di produzione e difficoltà di accesso ai mercati a causa di tariffe doganali e interruzioni nelle catene di approvvigionamento. Inoltre, l'incertezza geo-politica può ridurre la fiducia dei consumatori e degli investitori, influenzando negativamente gli scambi commerciali. Dai risultati di un nostro rapido sondaggio di questa settimana abbiamo rilevato che già il 36% delle PMI stanno affrontando crescenti difficoltà a causa dei dazi messi in campo dal Presidente USA. Nel lungo periodo la situazione attuale potrebbe spingere le aziende italiane a diversificare i mercati di esportazione, cercando opportunità in Paesi emergenti per ridurre la dipendenza dai mercati tradizionali. Tuttavia, secondo le opinioni rilevate presso i nostri imprenditori tale processo si profila di lunga durata e pieno di incognite. L'opinione prevalente è che nonostante una buona capacità di riposizionamento l'export dei settori del Made in Italy, non riuscirà a compensare le possibili perdite derivanti dalle maggiori difficoltà sul mercato statunitense. Sarebbe per noi comunque auspicabile una maggiore integrazione tra i paesi dell'UE in grado di promuovere politiche di cooperazione per affrontare insieme le sfide globali"
È a suo avviso ipotizzabile, plausibile una ipotesi di cambio di partner primari da parte dell'Europa e dell'Italia (ovvero sostituire USA con CINA)?
"Sì, è plausibile ipotizzare un cambiamento nei partner commerciali primari per l'Europa e l'Italia, con una crescente attenzione verso la Cina. Negli ultimi anni, la Cina ha mostrato un interesse crescente verso il mercato europeo, con investimenti significativi in settori strategici. Tuttavia, un cambio totale di partner non è immediato né semplice. Gli Stati Uniti rimangono un alleato strategico e un mercato vitale per molte industrie, in particolare nel settore tecnologico e della difesa. Inoltre, le preoccupazioni relative a questioni come i diritti umani e la sostenibilità possono influenzare le decisioni di partnership. In definitiva, mentre la Cina potrebbe diventare un partner sempre più rilevante, una sostituzione totale degli Stati Uniti appare improbabile nel breve termine. L'Europa e l'Italia potrebbero invece cercare un equilibrio tra i due, diversificando le proprie relazioni commerciali".
Un momento centrale di confronto e proposta sulle politiche pubbliche per Turismo , con l'obiettivo di rafforzare il ruolo dell'Italia come destinazione capace di coniugare crescita economica, sostenibilità, qualità dell'offerta e valorizzazione dei territori.
Il 2026 inizia nel migliore dei modi per il Made in Italy: gli Usa hanno rivisto nettamente al ribasso i dazi antidumping sulla pasta italiana, in anticipo rispetto alle conclusioni dell'indagine attese formalmente per l'11 marzo. L'annuncio della Farnesina arriva mentre Washington ha anche reso noto il rinvio di nuovi aumenti sui mobili.
Mancano soltanto 22 giorni all'imposizione. annunciata in ottobre dal Dipartimento del Commercio americano, dei nuovi dazi sulla pasta made in Italy: 107%(91,74% + 15% gia' esistente). La commissione europea ed il governo italiano hanno aperto trattative che sinora non hanno sortito risultati positivi a favore delle imprese italiane.
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