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Dazi Usa e Made in Italy: triplica la tariffa sulla maggior parte dell’export italiano- Governo, evitata guerra commerciale e garantita stabilità: ‘’pronti ad attivare misure di sostegno e l’Europa faccia lo stesso’’

28 luglio 2025

L'accordo tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ed il presidente della commissione europea Ursula Von der Leyen su dazi generalizzati Usa al 15%, triplica, dal 1 agosto prossimo, rispetto alla tariffa base del 4,8%, la tariffa sulla maggior parte dell'export italiano negli Stati Uniti.

Anche se molto dipenderà dai regimi speciali con zero dazi reciproci per alcuni prodotti. Resta un' incognita la sorte della web tax italiana. Il cuore dell'intesa è l'aliquota doganale del 15%. Lo schema include la clausola della 'nazione più favorita' (Mfn) - garanzia di parità e non discriminazione nel quadro della World Trade Organization - che stabilisce la tariffa media reciproca del 4,8% nel commercio transatlantico, valida nel pre-Trump.

Negli ultimi cinque anni, le esportazioni italiane nel mondo hanno registrato una crescita robusta: +30%, con un valore complessivo di 623 miliardi di euro nel 2024. Di questi, ben 65 miliardi derivano dal mercato statunitense. Il surplus commerciale ha raggiunto i 55 miliardi, con un incremento di quasi 20 miliardi in un solo anno. Nei mesi scorsi, di fronte a minacce americane anche più gravi, i principali istituti di previsione avevano ipotizzato una flessione del pil calcolabile in circa un decimo di punto l'anno nel '26 e '27.

Le conseguenze nei settori produttivi principali

Sono 8 miliardi i prodotti agricoli e alimentari italiani esportati negli Usa. Con le tariffe al 15% alcuni prodotti chiave sono a rischio, anche se va detto che, su alcuni prodotti come il Parmigiano e il Grana padano, esisteva già un dazio specifico del 15%. Zero dazi invece potrebbero essere applicati su alcuni prodotti agroalimentari, il cui elenco è ancora da redigere.

In particolare per il vino - secondo i dati Confederazione italiana agricoltori(Cia)- gli Usa sono la prima piazza mondiale con circa 1,9 miliardi di euro di fatturato nel 2024. A dipendere maggiormente dagli Stati Uniti per il proprio export sono i vini bianchi Dop del Trentino-Alto Adige e del Friuli-Venezia Giulia, con una quota del 48% e un valore esportato di 138 milioni di euro nel 2024; i vini rossi toscani Dop (40%, 290 milioni), i vini rossi piemontesi Dop (31%, 121 milioni) e il Prosecco Dop (27%, 491 milioni). Grandi numeri che i dazi possono scombinare lasciando strada libera ai competitor: dal Malbec argentino allo Shiraz australiano fino al Merlot cileno.

Per quanto concerne l'olio, al momento, gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato extra-Ue, con una quota di circa 100 mila tonnellate l'anno e un valore vicino a 1 miliardo, ovvero il 32% del nostro export. Il dazio al 15% - sottolinea una nota della Cia -  rischia di ridurre la competitività dell'extravergine italiano a favore di oli più economici provenienti da Paesi terzi che godono di tariffe più basse, come la Turchia, il Sud America o la Tunisia. Come conseguenza, il consumatore medio Usa sarà indotto a utilizzare altri oli, come quelli di semi tradizionali (girasole, soia, mais).

L'industria automobilistica italiana può invece tirare un parziale sospiro di sollievo: i dazi, per questo settore, scendono infatti dal 25% attuale al 15%. L'Italia esporta ogni anno circa 75 mila vetture negli Usa, per un valore di 4 miliardi di euro, più altri 1,2 miliardi in componentistica.

Tira un sospiro di sollievo l'industria farmaceutica anche se con i dazi al 15% il settore subisce aumenti. L'Italia esporta negli Usa 10 miliardi di farmaci l'anno. Per i farmaci generici, non coperti da brevetto, potrebbero esserci zero dazi.

Per acciaio e alluminio «non cambia niente» dice Trump e i dazi dovrebbero restare al 50%. Danno limitato per l'industria italiana che ha già ridotto di molto il suo export negli Usa, dopo l'introduzione di tariffe doganali del 25% nel 2018 L'export di acciaio si è ridotto di due terzi.

Anche per i semiconduttori si applica l'aliquota del 15% ma sono previste esenzioni importanti, ad esempio per le apparecchiature impiegate nella produzione di chip. Un tentativo di non ostacolare l'industria ad alta tecnologia, considerata cruciale sia in Europa che negli Stati Uniti.

Per l'energia l'accordo prevede l'obbligo per gli europei di acquistare 750 miliardi di euro di energia americana. La presidente della Commissione europea ha confermato che l'acquisto di gas naturale liquefatto (Gnl) e petrolio americani per 750 miliardi in tre anni, 250 miliardi l'anno, serviranno a «sostituire l'energia russa con quella americana».

Il governo:" evitata una guerra commerciale"

Il Governo accoglie positivamente la notizia dell'accordo che scongiura il rischio di una guerra commerciale in seno all'Occidente, che avrebbe avuto conseguenze imprevedibili». Lo dichiarano in una nota congiunta il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e i Vicepresidenti Antonio Tajani e Matteo Salvini. «L'accordo - afferma la nota - garantisce stabilità, aspetto fondamentale per i rapporti tra due sistemi economici e imprenditoriali fortemente interconnessi tra loro, come sono quelli dell'Unione Europea e degli Stati Uniti. Nelle more di valutare i dettagli dell'intesa, giudichiamo sostenibile la base dell'accordo sui dazi al 15%, soprattutto se questa percentuale ricomprende e non si somma ai dazi precedenti, come invece era previsto inizialmente».

«Allo stesso tempo – si sottolinea nella nota - continuiamo a lavorare a Bruxelles per rafforzare il Mercato Unico, semplificare le nostre regole, tagliare la burocrazia, diversificare le relazioni commerciali e ridurre le nostre dipendenze. Infine, siamo pronti ad attivare misure di sostegno a livello nazionale, ma chiediamo che vengano attivate anche a livello europeo, per quei settori che dovessero risentire particolarmente delle misure tariffarie statunitensi».

Consulto alla Farnesina: istituita task force dazi

L'accordo Ue-Usa sui dazi e' stato al centro di una riunione alla Farnesina, presieduta dal ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione, Antonio Tajani. Alla riunione hanno partecipato le agenzie del Sistema Italia – ICE, SACE, SIMEST e CDP, la Rappresentanza Permanente italiana a Bruxelles, l'Ambasciata italiana a Washington e i rappresentanti di varie associazioni produttive tra cui Confindustria, Coldiretti, CONFAPI, Confagricoltura, CNA, Confimi Italia, Federacciai, Farmindustria, Confesercenti, Confartigianato, Confcooperative, Confcommercio, Federlegno e Federvini. Il Ministro Tajani ha annunciato l'istituzione di una Task Force permanente sui dazi alla Farnesina per dare sostegno alle imprese e spiegato come i negoziati con le controparti statunitensi andranno avanti nei prossimi giorni per meglio definire i dettagli in taluni settori, tra cui alcuni di specifico interesse per l'Italia, come quello viti-vinicolo.

Il governo italiano ha già chiesto a Bruxelles di attivare un servizio di monitoraggio europeo sull'impatto dell'accordo sui dazi e continuerà a lavorare anche per rafforzare il Mercato Unico, semplificare le regole, diversificare le relazioni commerciali e ridurre le nostre dipendenze.

In tale prospettiva, il governo reitera il forte impegno a perseguire con determinazione la strategia di diversificazione dei mercati di destinazione dell'export, attraverso l'attuazione del Piano d'Azione per l'Export nei mercati extra-UE ad alto potenziale per accompagnare le imprese italiane verso nuovi mercati a forte crescita e promuovere l'internazionalizzazione del sistema produttivo nazionale. Tale strategia si fonda anche sul rafforzamento degli strumenti di promozione dell'ICE, inclusi quelli che riguardano la partecipazione delle imprese italiane alle fiere di rilevanza internazionale, sui finanziamenti agevolati di Simest e su un'ulteriore ampia estensione della Push Strategy di SACE per raggiungere nuovi mercati e nuovi clienti internazionali.

 

 

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