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Perfino gli esperti di geopolitica e commercio internazionale sono divisi. C'è chi ritiene che la giornata nazionale dedicata al Made in Italy non poteva capitare in un momento peggiore, con la bufera dei dazi che stanno causando danni e scompensi forse irreversibili.
Chi invece sostiene, memore del detto orientale, che la crisi di questi giorni costituisce una grande opportunità anche per il made in Italy, che da questa giornata potrà trarre rinnovato slancio, per quella crescita che nelle ultime settimane appare meno promettente.
Certo è che la seconda edizione della Giornata nazionale del Made in Italy che ricorre il 15 aprile di ogni anno, in coincidenza con l'anniversario della nascita di Leonardo da Vinci, quest'anno ha assunto un significato ancora più rilevante come testimonia il vasto programma di iniziative in ogni contenente (circa 600 in Italia e nel mondo, il 30 per cento in più rispetto al 2024) organizzate dalle maggiori realtà nazionali (come l'Istituto italiano di tecnologia, Cassa depositi e prestiti, Invitalia, l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, la Fondazione Cavalieri del Lavoro, l'Associazione Marchi Storici, il Comitato Leonardo, la Lega Serie A, oltre ai ministeri della Difesa, dell'Istruzione, della Salute, della Cultura e dell'Interno). Eventi a cui hanno contribuito (in particolare per quelli svolti all'estero) anche il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, l'Agenzia Ice e le Camere di commercio italiane all'estero,
La Giornata nazionale, istituita con la legge quadro del Made in Italy, ha lo scopo di valorizzare e promuovere le eccellenze produttive, culturali e creative del Paese, celebrando le imprese e lavoratori nazionali che ogni giorno esportano prodotti di eccellente qualità e sensibilizzando l'opinione pubblica nazionale sul ruolo centrale che la filiera del made in Italy riveste per la crescita e la coesione del tessuto produttivo nazionale, spingendo i giovani ad avvicinarvisi anche professionalmente.
Non solo etichetta d'origine
Il Made in Italy non è solo una semplice etichetta d'origine o un brand che identifica l'origine italiana di un prodotto. E' molto di più: un asset economico strategico ma anche valoriale, riconosciuto nel mondo, capace di attrarre investimenti e promuovere un'intera filiera produttiva in virtù di pregi come la creatività e la capacità di fondere estetica e funzionalità. Il Made in Italy è inoltre radicato nei luoghi, nella loro storia, nel loro paesaggio. Si pensi al vino, all'olio d'oliva, ai tessuti: ogni prodotto racconta una regione, una comunità, uno stile di vita che diviene sinonimo di identità culturale. Promuoverlo significa valorizzare il legame con il territorio proteggerne la storia, la lingua e le tradizioni ( esercitare quasi una sorta di diplomazia culturale).
Made in Italy è inoltre sinonimo di alta qualità e innovazione. Riguarda settori ad alta industrializzazione come la moda, il design, l'automotive, l'agroalimentare, l'arredamento. Ma anche bellezza e cura artigianale, frutto dell'ingegno di poche persone e piccole imprese, spesso a conduzione familiare, che si tramandando i saperi da generazioni, integrandoli con tecnologie moderne, e investono tempo e risorse per garantire prodotti eccellenti, realizzati in modo sostenibile e con attenzione all'etica del lavoro. Con passione, competenza e rispetto per la tradizione. Simbolo di eccellenza e talento nel trasformare materie prime in prodotti artigianali riconosciuti ed apprezzati in tutto il mondo ma che conservano una identità culturale e uno stretto legame con il territorio, anche se spesso portano alla nascita di brand iconici che continuano a influenzare gusti e tendenze globali.
Il Made in Italy rappresenta una quota consistente dell'export nazionale soprattutto in mercati maturi come Germania, Stati Uniti, Francia e Giappone, ma con una crescente penetrazione anche in Asia e nei Paesi del Golfo grazie al valore percepito: la qualità intrinseca del prodotto si combina con l'immagine di stile, bellezza e affidabilità, generando un premium price sostenibile nel tempo che, nei mercati esteri può far aumentare il valore del prodotto fino a oltre il 20-30% rispetto a un omologo non certificato con l'etichetta "Made in Italy".
Tra i suoi punti di forza naturalmente l'integrazione verticale delle filiere e la densità di distretti industriali che costituiscono ecosistemi produttivi coesi e altamente competitivi nei quali la tradizione manifatturiera si traduce in un know-how distintivo, difficile da replicare. A cui si aggiunge una flessibilità produttiva che consente di rispondere rapidamente alle richieste del mercato, offrendo soluzioni su misura e innovazioni di nicchia. Un altro plus è poi la connessione tra cultura e prodotto: la reputazione culturale dell'Italia trasforma arte, moda, cibo e design in elementi di storytelling commerciale, con impatti concreti sul marketing e sull'export.
Un comparto primario per l'economia del Paese dunque. Proprio per questo in occasione della Giornata è doverosa anche una riflessione sulle difficoltà, vecchie e nuove, che il settore si trova ad affrontare.
Al riguardo, per farsi un'idea, basta richiamare le tematiche al centro di due dei principali convegni in agenda: la presentazione del rapporto di Federalimentare sulla Giornata del Made in Italy, dal titolo 'Il valore dello stile italiano tra cultura e buon vivere e alimentazione',e il Convegno 'Dal valore alla tutela: il futuro del Made in Italy tra certificazioni e sfide globali' organizzato dal Sole 24 Ore
Quali sfide complesse da affrontare
Nonostante la forza del brand, il Made in Italy deve affrontare infatti sfide complesse, alcune delle quali particolarmente critiche anche per la scarsa sensibilità di molti protagonisti della filiera, proprio per la caratteristica di piccole imprese artigianali che li contraddistingue.
In primis, la contraffazione e l'"Italian sounding": fenomeni che generano un danno economico sempre meno sostenibile e che fanno della tutela legale e della tracciabilità della filiera priorità strategiche. C'è poi il tema della digitalizzazione che rappresenta una sfida e un'opportunità. Solo una parte delle imprese del Made in Italy ha avviato percorsi di trasformazione digitale completi: e-commerce, ERP, CRM, realtà aumentata e AI sono ancora poco diffusi. La transizione digitale – sostenuta anche da incentivi– appare pertanto decisiva per il posizionamento futuro delle imprese del made in Italy sui mercati globali. Infine, la sostenibilità ambientale e sociale che è diventata un requisito sempre più stringente per i consumatori e gli investitori in giro per il mondo: l'integrazione dei criteri ESG nella governance d'impresa e nelle filiere è oggi un fattore determinante per l'accesso ai capitali e la competitività sui mercati esteri.
In questo contesto economico internazionale sempre più interconnesso, il Made in Italy per continuare a essere un marchio di eccellenza globale, necessita pertanto di politiche industriali mirate, investimenti in innovazione e formazione, oltre che di una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, istituzioni e imprese. Occorre anche la capacità di adattarsi con pragmatismo ai nuovi scenari internazionali che la geopolitica sta disegnando, rafforzando le relazioni con i partner storici che restano essenziali ma investendo con convinzione e risorse nelle relazioni con nuovi interlocutori per sviluppare anche nuovi mercati ad alto potenziale che non possono essere più trascurati se si vuole davvero proteggere gli interessi strategici nazionali. (si veda al riguardo l'intervista con Eugenio Bernardi ).
La Giornata del Made in Italy deve perciò costituire, oltre che un momento celebrativo, l'occasione per riaffermare l'importanza strategica di un modello economico che va adeguatamente sostenuto per continuare a rappresentare un benchmark di eccellenza nel mondo. Una sfida comune del sistema Italia: la sua valorizzazione, la sua difesa è una scelta strategica obbligata per il futuro del Paese.
Bernardi: lavorare per rafforzare il Made in Itay in Asia e oltre
Eugenio Bernardi, fondatore e responsabile delle relazioni istituzionali dell'Istituto Italiano OBOR, realtà attiva nella promozione delle relazioni economiche e culturali tra Italia e Paesi lungo la Via della Seta ha risposto ad alcune domande sulle prospettive future, anche di breve e medio termine, del Made in Italy , in particolare, in Asia.
Qual è la missione di OBOR?
"Lavoriamo per rafforzare la presenza del Made in Italy in Asia e oltre, sostenendo una visione multilaterale degli scambi. L'Istituto agisce come ponte tra mondi diversi, con approccio concreto, inclusivo e orientato allo sviluppo sostenibile, favorendo il dialogo tra imprese italiane e mercati emergenti"
Qual è il suo giudizio in generale sullo stato del Made in Italy nazionale?
"Il Made in Italy conserva un forte valore competitivo grazie alla qualità, all'artigianalità e al legame con il territorio. Tuttavia, resta fragile sul piano strutturale: imprese troppo piccole, filiere poco integrate, export concentrato su pochi mercati. Manca un coordinamento strategico tra istituzioni e sistema produttivo. Serve una politica industriale che sostenga innovazione, formazione e internazionalizzazione. Il brand è forte, ma senza investimenti mirati rischia di perdere quota nei mercati globali più dinamici e aggressivi. Serve visione, metodo e presenza costante all'estero"
Quali impatti avrà la turbolenza che stanno attraversando i mercati tra dazi, guerre commerciali e guerre reali sul Made in Italy e sugli scambi dell'UE?
"La frammentazione delle catene del valore, le tensioni commerciali e i conflitti in corso stanno ridisegnando le rotte economiche globali. Il Made in Italy, fortemente legato all'export, rischia contraccolpi se non diversifica mercati e fornitori. A breve, cresceranno costi e incertezze; nel lungo periodo, chi investirà in logistica, alleanze e stabilità produttiva potrà rafforzarsi. Per l'UE serve un ripensamento strategico: meno dipendenze critiche, più autonomia industriale, accordi multilaterali efficaci. La resilienza passa da scelte rapide e orientate ai nuovi equilibri globali"
In questo contesto, è ipotizzabile un cambio di partner primari da parte dell'Europa e dell'Italia?
" Non si tratta di sostituire un partner, ma di riequilibrare le relazioni. L'Europa e l'Italia dovranno adattarsi a uno scenario multipolare, in cui anche la Cina rappresenta un interlocutore economico centrale. Mantenere i legami storici con gli Stati Uniti resta essenziale, ma ignorare il peso crescente di Pechino sarebbe miope. L'obiettivo deve essere costruire relazioni autonome e bilanciate con entrambe le sponde, tutelando gli interessi strategici nazionali. La competizione globale impone pragmatismo: più mercati, più interlocutori, più leve per difendere e valorizzare il Made in Italy"
Nelle foto di Fabio Campana('NewsmadeinItaly') i ministri Urso e Valditara intervenuti all'evento "Un anno di Licei del Made in Italy", svoltosi a palazzo Piacentini a Roma. Iniziativa nell'ambito delle celebrazioni della Giornata Nazionale del Made in Italy 2025.
Un momento centrale di confronto e proposta sulle politiche pubbliche per Turismo , con l'obiettivo di rafforzare il ruolo dell'Italia come destinazione capace di coniugare crescita economica, sostenibilità, qualità dell'offerta e valorizzazione dei territori.
Il 2026 inizia nel migliore dei modi per il Made in Italy: gli Usa hanno rivisto nettamente al ribasso i dazi antidumping sulla pasta italiana, in anticipo rispetto alle conclusioni dell'indagine attese formalmente per l'11 marzo. L'annuncio della Farnesina arriva mentre Washington ha anche reso noto il rinvio di nuovi aumenti sui mobili.
Mancano soltanto 22 giorni all'imposizione. annunciata in ottobre dal Dipartimento del Commercio americano, dei nuovi dazi sulla pasta made in Italy: 107%(91,74% + 15% gia' esistente). La commissione europea ed il governo italiano hanno aperto trattative che sinora non hanno sortito risultati positivi a favore delle imprese italiane.
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