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Non solo Primo Maggio: risolvere la questione salariale volano anche del Made in Italy-

02 maggio 2025

Passata la festa, i temi alla ribalta del primo maggio non possono e non devono uscire dal cono di luce dell'opinione pubblica, al di là delle polemiche – spesso spicciole e sterili-con cui è frequentemente celebrato. Uno di questi è sicuramente la questione salariale, a cui quest'anno ha fatto esplicito rifermento il Presidente della Repubblica.

Con i suoi riflessi non solo economico sociali ma anche valoriali perchè tocca la dignità delle persone, oltre che i loro diritti come lavoratori. Un tema, la depressione dei salari, di cui si sottovaluta spesso anche l'importanza per il comparto del made in Italy, che deve il suo successo  alla  qualità dei materiali ma sopratutto ad abilità, passione e cura per i dettagli, oltre che alla  professionalità "artigianale" spesso non comuni dei lavoratori: un' eccellenza  che merita di essere valorizzata anche tramite un salario adeguato  sia per sostenere la produttività, formazione e la crescita  delle capacità di chi ci lavora sia per attrarre le nuove generazioni e spingerle a impegnarsi per la continuità del settore.

E' una delle considerazioni  che suscita  la lettura  del saggio di Andrea Garnero e Roberto Mania, "La questione salariale", di cui diffusamente parliamo nella rubrica "L'impresa da leggere".  Si parte da un dato: tra il 1991 e il 2023, i redditi da lavoro in Italia sono diminuiti del 3,4% a parità di potere d'acquisto, mentre nei principali Paesi OCSE sono cresciuti in media del 30, per esplorare le radici di questo "enorme divario". Tra le cause principe individuate dagli autori  c' è sicuramente la frenata del PIL nazionale che dalla metà degli anni '90 è cresciuto meno  in confronto  agli altri paesi europei e alimenta un ciclo perverso in cui  il  il blocco della produttività rende insostenibili gli incrementi salariali e la scarsa pressione salariale non stimola il sistema produttivo a  investire in innovazione, formazione e riqualificazione dei lavoratori.

Per Garnero e Mania  "la questione salariale è dunque una questione nazionale, quasi un'emergenza nazionale" anche perchè il sistema della relazioni industriali (istituzioni, politica, sindacati, imprese)   non riesce da solo a gestire la politica  salariale italiana come  dimostra il  dibattito, a tratti surreale,  sul  salario minimo legale.

Che fare? Vengono proposte policy e linee  di intervento: a partire proprio dal favorire la crescita dimensionale delle imprese, proposta che costituisce  uno scarto  significativo rispetto all'abusato  "piccolo è bello "  che ha rappresentato uno dei mantra dell'economia italiana negli ultimi decenni. Insieme ad un altro slogan messo oggi in discussione: la "flessibilizzazione di nuovi  modelli produttivi", che nemmeno ha dato i risultati attesi anche perchè, secondo gli autori, l'attuazione delle politiche a sostegno è tuttora incompiuta.

E ancora: contrastare il lavoro irregolare, investire nelle competenze dei lavoratori e dei manager, riformare il sistema fiscale per renderlo più bilanciato, e sostenere la contrattazione tra sindacati e imprenditori, sono le altre direttrici di intervento esplorate nel libro che si chiude con la convinzione che occorra anche sperimentare nuovi strumenti dove necessario, nella consapevolezza che non bastano i decreti per superare una stagnazione trentennale.

Il "sistema Italia", a partire dal governo, non puo' continuare ad affrontare un'emergenza nazionale, qual e' quella salariale, con "misure tampone".  

 

 

 

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