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S.O.S dell’industria dell’Arte italiana-Giuli rassicura, sarà ridotta l’Iva per competere con la concorrenza europea-Rapporto Nomisma, i dati del ‘declino’

27 marzo 2025

Il mercato dell'Arte italiana è in declino, anche a causa di un sistema fiscale sfavorevole rispetto agli altri paesi europei, nonostante il giro d'affari di 1,36 miliardi di euro nel 2023 ed un impatto economico complessivo di 3,86 miliardi di euro.  Le gallerie d'arte e gli antiquari diminuiscono sia in numero che in fatturato.

A lanciare l'allarme e' il rapporto Nomisma, realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo e presentato a Roma alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli che ha assicurato una diminuzione dell'Iva a favore del settore per superare le criticità e competere con la concorrenza europea.

La causa di fondo della contrazione di fatturato dell'industria dell'Arte, uno dei settori economici d'eccellenza del made in Italy, è nel rapporto, pesantemente squilibrato che c'e' tra l'Iva del mercato dell'Arte italiana e quella del mercato europeo, in particolare di Francia e Germania. Il governo di Parigi nella finanziaria del 2024 ha ridotto l'Iva al 5,5% anche a tutte le transazioni a partire dal 1gennaio 2025. Una riduzione al 7% su tutta la filiera e' stata introdotta anche dalla Germania.

A fronte di tali riduzioni, in Italia la cessione dei beni d'arte e' soggetta all'aliquota del 22%; si abbassa al 10% se l'importazione o la cessione sono effettuate dall'artista o dai suoi eredi. L'importazione da paesi extracomunitari l'Iva e' del 10%.

In un ambito di rapporto fiscale di tal genere, il mercato si sposta inevitabilmente verso paesi dove i costi fiscali sono piu' bassi, a discapito del mercato italiano.

Secondo il rapporto Nomisma se l'Italia decidesse di adeguare l'Iva sulle transazioni al 5%, nel 2027 al termine del triennio, il fatturato complessivo generato da gallerie, antiquari e case d'asta crescerebbe sino a raggiungere circa 1,5 miliardi di euro, con un effetto complessivo sull'economia italiana di 4,2 miliardi di euro. Nell'ipotesi di Iva al 10% la crescita del mercato sarebbe inferiore, ma comunque sostenuta, pari a 1,3 miliardi di euro, con un effetto moltiplicativo complessivo pari a 3,5 miliardi di euro. Se, invece, l'Iva restasse fissa al 22% il settore potrebbe perdere fino al 28% del fatturato, con punte del 50% per le piccole gallerie.  

Ora il governo, come annunciato dal ministro Giuli, vuole correre ai ripari, abbassando l'Iva. Lo stesso ministro ha argomentato l'annuncio della diminuzione dell'aliquota dicendo che si tratta di "una battaglia storica che l'attuale governo ha ingaggiato da tempo perché è evidente che l'Italia rappresenta un'eccellenza, non solo dal punto di vista del patrimonio ma anche della dinamicità.  Oggi- ha aggiunto Giuli - siamo a un bivio che rischia di diventare un punto di non ritorno. Per cui posso dire senza indugio che siamo vicini a ottenere quel risultato che tutto il settore del mercato dell'arte sta aspettando da tempo. Vinciamo per creatività, qualità umana, credibilità e capacità storica di essere centrali se messi in condizione di competere ad armi pari. Il Mef è d'accordo con noi: le coperture verranno trovate per abbassare l'Iva sulle cessioni di beni d'arte, attualmente al 22%». 

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