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Il PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) è un programma ambizioso la cui implementazione ha incontrato criticità di diversa natura (tecnica, burocratico-amministrativa, ma anche economico-finanziaria) che hanno rallentato l'attuazione dei progetti e rischiano di compromettere il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Lo ha confernato la Corte dei Conti affermando che al 30 settembre 2024, sono stati spesi circa 57,7 miliardi di euro, pari a circa il 30% dei fondi totali del PNRR. Questi ritardi sono attribuiti a complessità amministrative e burocratiche:
Complessità burocratica italiana: difficoltà amministrative e lentezza nell'assegnazione dei fondi fanno si che alcuni interventi chiave, come quelli relativi alle infrastrutture e alla digitalizzazione, procedono a rilento, mettendo a rischio il rispetto delle scadenze imposte dalla Commissione Europea.
Capacità amministrativa insufficiente: la carenza di personale qualificato e di strumenti tecnologici adeguati genera inefficienze e difficoltà nell'accesso ai finanziamenti. Inoltre molte amministrazioni locali, in particolare nei piccoli comuni, non dispongono delle competenze e delle risorse necessarie per gestire e implementare i progetti finanziati.
Frammentazione e dispersione dei fondi: la previsione di micro-progetti poco incisivi o in iniziative che non garantiscono un impatto strutturale duraturo anche per l'assenza di una chiara strategia di coordinamento tra Stato, Regioni ed Enti locali.
Incertezze normative e burocratiche: la farraginosità della normativa italiana, caratterizzata da iter autorizzativi complessi e lunghi tempi di approvazione dei progetti.
Si tratta di criticità che è necessario superare per garantire il pieno utilizzo delle risorse disponibili entro le scadenze previste e che riguardano sia la progettazione che la realizzazione delle opere previste come conferma un altro indicatore utile a valutare lo stato di avanzamento degli interventi ovvero l'andamento della spesa. A tal fine sono state adottate misure per accelerare la spesa e l'implementazione dei progetti (come la riprogrammazione di alcune iniziative e l'introduzione di nuove riforme) che per il Governo stanno migliorando la gestione del Programma.
Il ministro Foti sullo stato di attuazione del Pnrr
Intervenendo recentemente alla Camera sullo stato di attuazione del Pnrr, il Ministro degli Affari europei, del Pnrr e della Politica di Coesione, Tommaso Foti ha dichiarato che dei 270.406 progetti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza «ne sono stati completati 164.566, pari al 60,86%. Questi valgono 46,43 miliardi e quindi il 33% dei 141 miliardi, che è il totale del paniere degli interventi». In termini finanziari poi all'Italia sono state erogate sei rate (pari a oltre 122 miliardi di euro, circa il 63% del totale di cui il 52% già speso) e la settima, richiesta a dicembre, è attesa per questa primavera.
Cifre che, secondo Foti, collocano l'Italia al primo posto tra i Paesi che beneficiano delle risorse del Next Generation Ue anche se «proprio perché le risorse le vogliamo utilizzare e non buttare siamo anche disposti a una riprogrammazione».
Tuttavia è opinione condivisa che occorre semplificare le procedure perché le riforme avanzano con difficoltà, ostacolando l'effettiva attuazione degli interventi. come evidenziato dai ritardi nella realizzazione di infrastrutture chiave, tra cui reti a banda larga ultraveloce e linee ferroviarie ad alta velocità. Inoltre la mancanza di strumenti adeguati per la valutazione dei progressi e l'eventuale rischio di frodi o sprechi rappresentano una minaccia per la piena realizzazione del Piano:la trasparenza nell'assegnazione e nella gestione dei fondi è cruciale per evitare distorsioni e garantire la massima efficacia degli investimenti.
Sfide significative che rendono evidente come il rispetto degli obiettivi del PNRR dipenda anche da un'assidua e puntuale azione di monitoraggio. Appare perciò altrettanto fondamentale e imprescindibile svolgere, accanto alle attività progettuali e realizzative, una efficace attività di verifica della trasparenza amministrativa e di monitoraggio della effettiva esecuzione di quanto programmato e della relativa spesa per far si che vengano rispettati gli impegni.
Report Assonime-Openpolis
Interessante a tal proposito è il progetto ("PNRR Watch") avviato da Assonime, in collaborazione con la Fondazione Openpolis, sullo stato di attuazione di alcune misure del Piano considerate strategiche per il futuro del Paese, allo scopo di "proporre una analisi più approfondita rispetto al conseguimento di "milestone e target" al fine di valutare concretamente i risultati raggiunti, le criticità incontrate e le prospettive future nei settori più rilevanti per la crescita e la competitività nazionale". Il primo report è stato dedicato alla "transizione digitale, in particolare alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e allo sviluppo delle infrastrutture per la connettività (banda ultra-larga e 5G), focalizzandosi in particolare su tre investimenti: il Polo strategico nazionale con cui si punta alla creazione di un'infrastruttura nazionale basata su tecnologie cloud di ultima generazione; il programma di supporto e incentivo alla Pa locale per trasferire basi dati e applicazioni su infrastrutture cloud certificate; la realizzazione della Piattaforma digitale nazionale dati il cui scopo è migliorare il back end informatico della Pa favorendo l'interoperabilità delle banche dati tra le diverse amministrazioni italiane".
Il documento è denso di osservazioni e informazioni molto utili anche se "l'attuazione del Pnrr in Italia si è caratterizzata per una scarsa disponibilità di informazioni e dati aggiornati (vedi dettaglio dei pagamenti effettuati per ognuno dei circa 270mila progetti finanziati)".
Un'analisi puntuale all'esito della quale si afferma che "nel complesso i progetti stanno procedendo nel rispetto formale degli obiettivi intermedi pattuiti con la Commissione ma ostacoli tecnici, burocratici ed economici rallentano alcuni interventi e richiedono più trasparenza sullo stato di effettivo avanzamento. Per tali ragioni occorre imprimere una decisa accelerazione per rispettare tutti gli impegni europei e far sì che le ambizioni del PNRR sul fronte della trasformazione digitale possano tradursi in benefici concreti per cittadini e imprese".
Emerge contestualmente il mancato superamento delle "difficoltà relative alla realizzazione delle opere riguardanti la digitalizzazione e la connettività che hanno reso necessario cambiare più volte i target attraverso revisioni, ridimensionamenti e postergazioni, a cui si sono aggiunti ulteriori rallentamenti dovuti a complessità e lentezze burocratiche e, in diversi casi, alle svariate difficoltà operative nella messa a terra (mancanza di manodopera, fragilità economico/finanziarie)".
Per superare tali criticità è fondamentale rafforzare la capacità amministrativa della pubblica amministrazione (soprattutto gli enti locali), semplificare le procedure burocratiche, migliorare il coordinamento tra i vari livelli istituzionali e garantire un monitoraggio efficace sull'uso delle risorse. Serve un deciso cambio di passo anche riguardo alla trasparenza delle informazioni e all'efficace utilizzo delle risorse disponibili per garantirne il pieno utilizzo entro le scadenze previste.
Nonostante tali difficoltà, il PNRR resta una grande opportunità per l'Italia. Ma solo con un'azione sinergica e determinata sarà possibile trasformare le misure previste dal PNRR, che rappresentano un'opportunità straordinaria per la modernizzazione del Paese, in un reale motore di sviluppo e di sostegno alla crescita economica, che da decenni non si verifica. Per coglierne i benefici anche in termini di credibilità nazionale.
Gli obiettivi del PNRR
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è il programma nazionale per stimolare la ripresa economica dopo la pandemia di COVID-19, promuovendo una crescita più equa, sostenibile e inclusiva. Com'è noto vale in totale circa 194,4 miliardi di euro, suddivisi in 122,6 miliardi di prestiti e 71,8 miliardi di sovvenzioni, da impiegare nel periodo 2021- 2026. Un articolato pacchetto di riforme e investimenti, con risorse finanziarie messe a disposizione dall'Unione europea tramite il dispositivo Recovery and Resilience Facility (RRF), fulcro della strategia di ripresa post-pandemica finanziata tramite il programma Next Generation EU (NGEU).
Il programma si articola in 16 Componenti (ambiti in cui aggregare progetti) raggruppate in 6 Missioni. Ciascuna Componente riguarda riforme e priorità di investimento in un determinato settore o area di intervento, ovvero attività e temi volti a costituire un pacchetto coerente di misure complementari. Le Missioni, in linea con i Pilastri menzionati dal Regolamento RRF, sono:1. digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo;2. rivoluzione verde e transizione ecologica; 3. infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4. istruzione e ricerca; 5. inclusione e coesione; 6. salute.
Il report Assonime-Openpolis
ttps://www.assonime.it/assonime/area-stampa/Pagine/Rapporto-PNRR-Watch-Assonime---Openpolis.aspx)
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