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ALGIDA, UNA STORIA DI MADE IN ITALY RACCONTATA DA GIULIA CAVALIERE

28 settembre 2025

L'arrivo dell'Autunno segna sempre un momento di difficoltà per i principali prodotti stagionali le cui vendite di norma si riducono. Un fenomeno particolarmente rischioso per le imprese del comparto del food del made in Italy, soprattutto se piccole e medie e spesso a conduzione familiare. Per sopravvivere e avere successo occorrono perciò sacrifici, decisioni coraggiose, determinazione e quel mix di creatività, innovazione, attenzione al cliente, capacità di industrializzazione e di comunicazione.

Come dimostra, "Algida. Il cuore dell'estate dal 1947", il saggiodi Giulia Cavaliere (edito da Treccani) che descrive, dalla sua fondazione fino ai giorni nostri, i principali passaggi dell'azienda e del suo marchio, ancora oggi iconico sinonimo di momenti di spensieratezza, ripercorrendone le tappe principali, dalle prime campagne pubblicitarie ai grandi successi commerciali. Una storia prima artigianale poi industriale ma al tempo stesso una storia di comunità e di valori che, negli anni della ricostruzione di una nazione devastata dalla seconda guerra mondiale, accomuna imprese con pochissime risorse ma capaci di creare ricchezza sociale e economica anche grazie al coraggio imprenditoriale ritrovato. Come ci racconta Giulia Cavaliere ripercorrendo   le vicende del celebre marchio di gelati italiano, attraverso le testimonianze della  "grande famiglia" dei dipendenti e le  riproduzioni su carta  degli spot televisivi più famosi  o dalle immagini di  vecchi cartelloni pubblicitari  che richiamano le tante estati italiane ancora vive nei ricordi di molti.

Una storia, non priva di suggestioni, che parte con Alfred Wiesner, un ebreo di Zagabria, fuggito dai campi di concentramento nazisti, che rifugiatosi nella casa di Celestino Faccenda nelle Marche, collabora con la Croce Rossa degli americani i quali, ripartendo a guerra terminata, gli lasciano alcune macchine per fare gelati. Con queste Wiesner avvia, nel marzo 1947, in un'officina del Pigneto a Roma, una produzione artigianale dopo aver costituito insieme ad altri tre amici (Italo Barbiani, Alija Artman e Giorgio Praeger) l'Álgida (prendendo spunto per il nome dal latino algidus ). Nell'officina Wiesner, riconoscente a Celestino, chiama a lavorare i figlioli di tra cui Mario che, dotato di particolare creatività, idea il Cremino: innovativo per il gusto (latte rivestito di cioccolato) ma soprattutto per  lo  stecco di legno, che lo rende adatto a essere comodamente consumato anche  mentre si passeggia.

 Per Algida inizia una rapida crescita, fatta di innovazione di gusto e di prodotto tanto che dopo qualche anno i volumi produttivi  non sono più compatibili con un' officina artigianale: ecco allora il trasferimento a Napoli, che  coincide con il lancio del "cornetto"  (nome omaggio al portafortuna napoletano) e la trovata del tipico incarto nella parte finale, che ingolosisce con la cioccolata esterna. Seguono anni di successi commerciali di prodotti in grado di soddisfare  gusti di   "grandi e piccini" :  Fior di Fragola, Croccante, Cucciolone, Cremino, Liuk e Solero.  Molti di essi divengono perfino simbolo identitario di una stagione, sostenuti da una una comunicazione capace, tra nuovi logo e claim, di evolversi in coerenza con i propri valori e caratteristiche distintive: campagne pubblicitarie ricche di immagini e ricordi, che ogni prodotto evoca, basati su slogan destinati a entrare nell'immaginario collettivo e diffusi  attraverso canali per l'epoca  innovativi, come il  mitico Carosello sulla Rai. Anni nei quali, come ricorda Massimo Bray direttore generale di Treccani, nella prefazione al volume, "Algida ha saputo fare della qualità e dell'attitudine a rinnovarsi i suoi punti di forza, diventando un punto di riferimento per intere generazioni".

Algida attira così sempre più l'interesse dalle grandi compagnie del settore e sul finire dei Settanta, come molti dei campioni del made in Italy, è acquisita da Unilever, multinazionale britannica di beni di consumo, titolare di circa 400 marchi tra i più diffusi nel campo dell'alimentazione, bevande, prodotti per l'igiene e per la casa. 

Comincia così per il gelato più famoso al mondo una "seconda vita", in una dimensione più "globale", con nuove strategie di prodotto e di marketing a partire dal celeberrimo logo del «Cuore di panna», un doppio cuore a spirale dai colori rosso e giallo ideato da Carter Wong Design. Perché, in un contesto in continuo mutamento anche di mercato, il fattore vincente continua a essere  una comunicazione che parla a tutti, grazie alla multicanalità, in grado  rafforzare il legame  con i consumatori storici e instaurarlo con  le nuove generazioni, integrando strumenti social e digitali interattivi con avvenimenti  sul territorio.

Oggi, dopo quasi ottanta anni, Algida, nonostante i cambi di proprietà e i restyling del marchio, è ancora uno dei principali produttori di gelati e rappresenta, un simbolo di quel made in Italy, che tra innovazione e tradizione, tra mode e cambiamenti sociali, sa interpretare i gusti delle generazioni che si susseguono.

Il saggio di Giulia Cavaliere è dunque anche il riconoscimento a una vicenda imprenditoriale e umana, non solo individuale ma collettiva, che attraverso la storia dell'impresa racconta un Paese che cambia anche attraverso i più semplici gesti quotidiani. Come ha testimoniato la mostra "Identitalia – The iconic italian brands" organizzata dal MIMIT a Roma, che ha celebrato Algida tra i marchi più rappresentativi della cultura e dell'economia nazionali.

 

Giulia Cavaliere, "Algida. Il cuore dell'estate dal 1947", editore Treccani

 

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