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LA ‘’QUESTIONE SALARIALE’’, CAUSE ED INDICAZIONI DI SOLUZIONI DI GARNERO E MANIA

02 maggio 2025

"La questione salariale"  il saggio, (Egea editore) di Andrea Garnero, economista del lavoro dell'OCSE, e Roberto Mania, giornalista, esperto di relazioni industriali e dei temi del lavoro, esce in un momento, in cui il Paese, insieme al crescente fenomeno degli incidenti sul lavoro,  si confronta con anni di stagnazione dei redditi  e con  il fenomeno dei cosiddetti lavoratori poveri, privati spesso anche di dignità.

Nel volume (che i due autori hanno  sintetizzato in un articolo dal titolo programmatico "La questione salariale non è solo una questione-di-salari"  su Menabò di Etica ed Economia (https://eticaeconomia.it)) sono  analizzate  le cause profonde della  stagnazione dei salari reali che Garnero e Mania considerano, non  a torto,   una delle anomalie persistenti dell'economia italiana e un caso unico tra le economie avanzate. Un fenomeno a cui attribuiscono, anche se riesploso con la pandemia Covid 19 e la successiva ripresa dell'inflazione, caratteristiche ormai quasi strutturali con  gravi ripercussioni economiche e sociali, che colpiscono  direttamente il lavoro povero ma  interessano  in concreto tutti i lavoratori dipendenti  gravati da un carico fiscale sbilanciato per sostenere i costi del welfare (anche i manager  in Italia, affermano Garnero e Mania le sono pagati mediamente  meno).

 Temi principali connessi ai salari fermi

Tra i temi principali affrontati per spiegare il fenomeno dei salari fermi vi sono anche la contrattazione collettiva, il cuneo fiscale, il ruolo della produttività, dalla fine della scala mobile il blocco della produttività; le trasformazioni nel mercato del lavoro, la trasformazione tecnologica: argomenti  che gli autori trattano sempre con taglio comparativo, analizzando modelli di altri Paesi europei,proponendo  analisi ed  evidenziando limiti e potenzialità delle diverse opzioni.

Il libro parte da un dato: tra il 1991 e il 2023, i redditi da lavoro in Italia sono diminuiti del 3,4% a parità di potere d'acquisto, mentre nei principali Paesi OCSE sono cresciuti in media del 30%. Gli autori esplorano le radici di questo "enorme divario", individuando occasioni perse a causa delle mancate trasformazioni tecnologiche e della incapacità di competere sui mercati globali   nonchè  fattori quali  "la fragilità del sistema produttivo italiano", la "terziarizzazione senza qualità dell'economia" la diffusione del lavoro precario e non standard usato e ,come ricordato, un sistema fiscale sperequativo che grava soprattutto sul lavoro dipendente (anche se il cuneo fiscale è solo una parte del problema perché anche dove è a livello di  quello italiano o più alto i redditi sono cresciuti significativamente). Tra le cause principe individuate dagli autori  c' è sicuramente la frenata del PIL nazionale che dalla metà degli anni '90 è cresciuto meno  in confronto  agli altri paesi europei e alimenta un ciclo perverso in cui  il  il blocco della produttività rende insostenibili gli incrementi salariali e la scarsa pressione salariale non stimola il sistema produttivo a  investire in innovazione, formazione e riqualificazione dei lavoratori (una  indagine Ocse sulle competenze degli adulti rivela  che un adulto italiano su quattro non ha competenze di base nell'elaborazione delle informazioni.

 L'analisi della dinamica della produttività

Particolarmente interessante è su questo punto l'analisi della dinamica della produttività correlata alla struttura produttiva italiana, caratterizzata da una predominanza, soprattutto nel settore dei servizi,  di piccole imprese con bassa produttività, che però impattato fortemente sull'economia nazionale. Le imprese manifatturiere di grandi e medie dimensioni infatti, che fanno tuttora registrare performance comparabili con  concorrenti europei, ormai impiegano meno del 20% degli occupati e, non riescono a bilanciare la scarsa  produttività delle PMI che occupano  la parte preponderante dei lavoratori. Un modello ha ritardato l'adozione di innovazioni tecnologiche e la crescita delle competenze, contribuendo alla stagnazione salariale.

Per Garnero e Mania "la questione salariale è dunque una questione nazionale, quasi un'emergenza nazionale" anche perchè il sistema della relazioni industriali (istituzioni, politica, sindacati, imprese)   non riesce da solo a gestire la politica  salariale italiana come  dimostra il  dibattito, a tratti surreale,  sul  salario minimo legale. Con il risultato che   è  spesso la  magistratura a colmare i vuoti di una contrattazione poco efficiente, con tutti i limiti che tali interventi possono comportare. Ma gli autori   nel saggio non si fermano alla diagnosi e senza ricorrere  scorciatoie propongono  policy e linee  di intervento: a partire proprio dal favorire la crescita dimensionale delle imprese, proposta che costituisce  uno scarto  significativo rispetto all'abusato  "piccolo è bello "  che ha rappresentato uno dei mantra dell'economia italiana negli ultimi decenni. Insieme ad un altro slogan messo oggi in discussione: la "flessibilizzazione di nuovi  modelli produttivi", che nemmeno ha dato i risultati attesi anche perchè, secondo gli autori, l'attuazione delle politiche a sostegno è tuttora incompiuta. E  ricordano  al riguardo gli " insufficienti interventi sul lato della rete di protezione sociale e delle politiche attive del lavoro, mentre proliferavano le diverse forme contrattuali non standard ed esplodevano gli scontri politici sulla correzione/abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori". Contrastare il lavoro irregolare, investire nelle competenze dei lavoratori e dei manager, riformare il sistema fiscale per renderlo più bilanciato, e sostenere la contrattazione tra sindacati e imprenditori, sono le altre direttrici di intervento esplorate nel libro che si chiude con la convinzione che occorra anche sperimentare nuovi strumenti dove necessario, nela consapevolezza che  non bastano i decreti per superare una stagnazione trentennale

Il volume  è un contributo utile  a comprendere le dinamiche che hanno portato alla stagnazione dei salari in Italia e per immaginare un futuro in cui il lavoro torni ad essere valorizzato. Un libro non solo per  economisti, policy maker, sindacalisti ma per tutti coloro che si interrogano sul futuro nel nostro Paese ai quali , perché no?, può anche servire a  chiarirsi  le idee e  approfondire i temi del lavoro  a poche settimane dai referendum.

 

 

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