Menu
Il rapporto tra giustizia penale ed impresa, tema attuale e rilevante per le sue "ricadute" sulle attività economico-imprenditoriali, deve essere in grado di garantire la legalità, prevenendo e sanzionando comportamenti illeciti e al tempo stesso non deve ostacolare o penalizzare l'iniziativa economica. Ad esso è dedicato il saggio " Il giudice e l'impresa. Economia e Diritto: un rapporto difficile" pubblicato per il Sole 24 ore da Giovanni Maria Flick, già Ministro di grazia e giustizia e già presidente della Corte Costituzionale.
L'idea del libro, racconta l'autore nella introduzione, nasce da un confronto con l'editore nel quale si convince della "necessità di ritornare a parlare di diritto penale di impresa in un momento difficile – se non drammatico – della giustizia italiana. Con i suoi problemi atavici e i suoi traumi irrisolti essa cerca di rispondere faticosamente all'esigenza nazionale, europea e globale di orientare i comportamenti delle imprese e dei singoli operatori economici verso una maggiore responsabilizzazione nel rapporto con i lavoratori, la collettività, gli ecosistemi e l'interesse delle future generazioni." Una necessità dettata anche dalla considerazione che la Costituzione oggi promuove il nuovo "principio fondamentale" dello sviluppo sostenibile da cui nasce la necessità della "transizione ecologica" alla quale si accompagna necessariamente la "transizione tecnologica": quest'ultima però deve avvenire con limiti e controlli per non rischiare di mettere in forse" la centralità della persona umana nel nostro sistema di vita e il suo rapporto equilibrato con la natura, la terra e la scienza". Come avverte la quarta di copertina, per Flick "la sfida è prima di tutto culturale. Si tratta di ricostruire il rapporto tra persona e società; tra libertà e sicurezza; tra eguaglianza e solidarità; tra etica e tecnologia"
Nella convinzione che lo sviluppo sostenibile non si persegue con "repressioni ipocrite" ma solo con la presa di coscienza e la responsabilizzazione di tutti, incluse quindi le imprese il cui ruolo necessita di una sostanziale ridefinizione nell'ottica di renderlo coerente con le nuove esigenze ambientali e sociali. Una sfida che richiede anche una riflessione sullo stato attuale del diritto societario e della giurisprudenza d'impresa rispetto al quale Flick esprime le convinzioni maturate, alla luce dei suoi autorevoli incarichi istituzionali e molteplici esperienze professionali. Lo fa non con un approccio da ponderosa pubblicazione tecnico-scientifica rivolta al ristretto circolo di operatori del diritto e addetti ai lavori ma con un testo agile che si prefigge lo scopo di "diffondere una maggiore consapevolezza circa le possibili evoluzioni di un sistema che privilegia gli effetti sanzionatori nell'affrontare fenomeni sociali particolarmente allarmanti nel rapporto tra attività di impresa ,innovazioni tecnologiche e tutela dell'ambiente".
Le ragioni di un rapporto difficile
Ed e' con questo obiettivo che l'autore approfondisce i principali motivi che negli anni hanno contribuito a rendere complicato in Italia il rapporto tra giudici e impresa A partire dalla evoluzione, attraverso l'utilizzo del web, della criminalità economica in rapporto con la corruzione e l'ambiente ai moderni fattori di "pericolosità sociale" dell'attività d' impresa che rendono necessari nuovi strumenti e forme di contrasto. Fino a giungere, in chiave prospettica, alla esigenze di sviluppo sostenibile, alla luce della recente riforma della Costituzione che impone al legislatore di intervenire per attuare il principio dello sviluppo sostenibile e assicurare il rispetto di quei beni primari valorizzati dagli art. 9 e 41.
Obiettivo coerente con quanto "invoca la UE" che in una recente direttiva ha rafforzato la risposta penale nei confronti degli illeciti ambientali attraverso nuove fattispecie di reato. Anche se, sul punto, l'ex Presidente della Consulta non appare del tutto convinto da un orientamento a perseguire nell' l'interesse delle future generazioni le transizioni ecologica e digitale attraverso la minaccia penale come "manna dal cielo". Ritenendo piuttosto che "di fronte al riconfigurazione dell' equilibrio tra i valori promosso dalla costituzionalizzazione dello sviluppo sostenibile è necessario tornare a ragionare sui principi fondamentali che devono guidare anche e soprattutto l'esercizio del potere repressivo da parte dello Stato". E che pur in assenza da parte delle aziende di iniziative a tutela di "diritti meritevoli di protezione esplicitamente costituzionale, sanzionarne l'inosservanza tramite la pena della reclusione non appare idoneo a raggiungere lo scopo".
In altri termini, è convinzione dell'autore che nel perseguire i suoi legittimi interessi - per minimizzare i costi di gestione e/o massimizzare i ricavi- l'impresa non deve compiere reati ambientali con conseguenze talvolta irrimediabili per la vita e salute dei lavoratori e degli abitanti del territorio. Ma pure che la supplenza della magistratura è inevitabile solo "di fronte all'inerzia del legislatore e alla mancata cultura del rispetto per l'ambiente da parte delle imprese che ha generato numerosi processi penali talvolta conseguenza anche di tragici disastri e incidenti connessi alla attività di impresa"
Problematiche che si trascinano da anni ma ancora di grande rilevanza e attualità come il professore ammette nell'introduzione, senza nasconderne la delusione: "Tornare a scrivere di diritto penale, economia e attività di impresa mi ha lasciato amareggiato. Ho constatato che non molto è cambiato negli ultimi anni e che le prospettive future non lasciano ben sperare, anche alla luce del ricorso invocato da più parti a una "giustizia artificiale" connotata da velocità, quantità ed efficienza. La tendenza espansiva del controllo del giudice sulle attività economiche si somma alle acrobazie tecniche e giuridiche volte a forzare l'interpretazione della legge, sempre meno certa e comprensibile".
Una delusione che è anche stimolo a continuare nella ricerca di risposte agli interrogativi sollevati in questo libro nella consapevolezza che le caratteristiche del tessuto economico italiano e la complessità e le sfide del diritto penale dell'economia nazionale richiedono un approccio equilibrato tra innovazione tecnologica, libertà economica, utilità sociale, tutela dell'ambiente come chiave per promuovere la responsabilità condivisa delle imprese nel garantire un futuro sostenibile per tutti.
Giovanni Maria Flick: Il giudice e l'impresa. Economia e Diritto: un rapporto difficile, il Sole 24Ore, 2025.
L'arrivo dell'Autunno segna sempre un momento di difficoltà per i principali prodotti stagionali le cui vendite di norma si riducono. Un fenomeno particolarmente rischioso per le imprese del comparto del food del made in Italy, soprattutto se piccole e medie e spesso a conduzione familiare. Per sopravvivere e avere successo occorrono perciò sacrifici, decisioni coraggiose, determinazione e quel mix di creatività, innovazione, attenzione al cliente, capacità di industrializzazione e di comunicazione.
"La questione salariale" il saggio, (Egea editore) di Andrea Garnero, economista del lavoro dell'OCSE, e Roberto Mania, giornalista, esperto di relazioni industriali e dei temi del lavoro, esce in un momento, in cui il Paese, insieme al crescente fenomeno degli incidenti sul lavoro, si confronta con anni di stagnazione dei redditi e con il fenomeno dei cosiddetti lavoratori poveri, privati spesso anche di dignità.
"Un miracolo non fa il santo. La distruzione creatrice nella società italiana, 1861-2021", è l'ultimo saggio di Nicola Rossi. Già ordinario di Economia Politica, l'autore ha affiancato all'attività accademica rilevanti esperienze professionali (presso il Servizio Studi della Banca d'Italia e presso il Fondo Monetario Internazionale) e importanti incarichi politico-parlamentari (Consigliere economico del Presidente del Consiglio e Coordinatore del Consiglio degli esperti economici oltre che oltre che deputato del PD da cui è poi uscito non senza qualche polemica).
Cookie
Questo sito web utilizza i cookie
Questo sito utilizza cookie tecnici, analytics e di terze parti.
Proseguendo nella navigazione accetti l'utilizzo dei cookie.