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Un patto tra pubblico e privato per salvare il sistema sanitario Made in Italy

08/06/2025

Orami e' chiaro a tutti, aldifuori e dentro il sistema sanitario, in particolare agli utenti-cittadini: la sanita' e' un servizio primario, ma ignorare la sua sostenibilita' economica, diventa irrealistico oltre che irresponsabile. Non e' piu' possibile rivendicare legittimamente un diritto costituzionalmente garantito, ovvero quello di essere curati, e far finta che non esista la necessita' di avere i mezzi, ossia le risorse, per assicurare tale diritto. Avere un gestione rigorosa delle risorse che sono pubbliche  e che non possono essere "senza fondo".


Ma anche la consapevolezza  di chiedersi chi, alla fine, sostenga il sistema sanitario che nel 2023 e' costato 136 miliardi cui si aggiungono 44 miliardi di spesa privata. A tutto questo si aggiunge il fenomeno dell'evasione fiscale di quanti non pagano le tasse, ma usufruiscono del diritto universale della sanita' pubblica nonche' gli sprechi e la gestione non equilibrata del consumo dei farmaci. Di qui la necessita' di guardare al ruolo del privato, (sarebbe sbagliato non riconoscergli un "ritorno remunerativo" per i suoi capitali investiti) secondo una funzione sussidiaria e, dunque, sganciato dal rapporto politico, quasi sempre interessato.

Di recente sul "Corriere della Sera" Ferruccio de Bortoli ha affrontato la questione citando uno studio a cura dell'Associazione Peripato e della Fondazione Anthem secondo il quale il sistema pubblico "non sarà in grado di affrontare la futura, ed inevitabile, emergenza sanitaria e sociale. Sarà necessario coinvolgere di più la sfera privata, soprattutto del privato sociale, investire in tecnologie, rivedere l'organizzazione sul territorio, programmare meglio le professionalità".

Secondo quanto scrive de Bortoli lo studio formula " una serie di proposte operative su come integrare un nuovo modello di sanità pubblica a una rete più efficiente di strutture, non solo ospedaliere, sul territorio," segnalando "il grande dramma della carenza di figure professionali". Vengono proposti "forti investimenti in tecnologia sanitaria" che dovranno essere accompagnati da un "cambiamento organizzativo ed amministrativo".

I dati evidenziano un'emergenza sanitaria e sociale gia' in essere: le malattie croniche interessano, direttamente o indirettamente, il 40,5% della popolazione italiana; dodici milioni sono le persone affette da almeno due patologie croniche; il 30% degli over 65 ha limitazioni nell'attivita' di base della vita quotidiana; 2030 si stima che nel 2030 la popolazione non autosufficiente crescerà del 25% per un totale di 5 milioni di soggetti. I "caregiver" sono circa 8,5 milioni, in maggior parte familiari. Tra badanti e collaboratori domestici il tasso di irregolarità è del 47%. Tra gli oltre 800 mila regolari, la metà è classificata come badanti.

C'e' bisogno, dunque, di piu' risorse e diventa necessaria una riflessione su come integrare il modello di sanita' pubblica con quella privata, in un rapporto trasparente ed efficiente.

 

 

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